L'ECSTASY: LA DROGA CON UNA STORIA DI ORDINARIA VERGOGNA

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Venerdì 06 Giugno 2014 11:48

Si è spento all'età di 88 anni, a Los Angeles, Alexander Shulgin, il chimico tedesco di origine russa, nato nel 1925 in California, noto per aver inventato l'ecstasy. E' stata la moglie su facebook a comunicare il decesso. L’ecstasy, sintetizzata dalla casa farmaceutica Merck nel 1912, rimase a lungo dimenticata sugli scaffali di un laboratorio fino a quando, negli anni ’50, in piena guerra fredda tra gli Stati Uniti e la Russia, l’esercito statunitense iniziò a sperimentarla in test segreti su animali ed esseri umani. Negli anni ’60-’70 entra in scena il chimico Schulgin che, per conto dell’esercito statunitense, fu testimone in tribunale come perito chimico in centinaia di processi contro i narcotrafficanti. In cambio, la DEA, ovvero l’antidroga statunitense, gli rilasciò una sorta di “licenza” per testare nel suo laboratorio privato qualsiasi tipo di droga. Lo stesso Schulgin dichiarò di aver provato, nel corso della vita, 200 sostanze psicoattive, tra cui l’ecstasy. Sotto il codice EA1475, l’esercito americano, in collaborazione con l’Università del Michigan, iniziò a sperimentarla sui prigionieri, durante gli interrogatori militari, come “siero della verità” oltre che ad usarla come arma chimica. In particolare, Shulgin la presentò ad uno psicologo di Oackland, Leo Zeff, che la introdusse nella psicoterapia. Adam (nome con cui l'ecstasy fu chiamata in medicina) ebbe la funzione di facilitare la comunicazione, nonché l’empatia tra paziente e terapista. Nel giro di dieci anni si trasformò in fenomeno epidemico: il consumo di ecstasy, come droga, generò un forte allarme sociale, motivo per cui fu messa al bando. La droga, inizialmente, fu venduta sotto il nome di Empaty e, successivamente, sostituita con Ecstasy. Inizialmente, ebbe diffusione solamente in ambienti ristretti statunitensi ma, successivamente, il suo utilizzo invase l’Europa e il resto del mondo. Oggi l’ecstasy è una delle droghe più diffuse, dopo la cannabis, la cocaina e l’eroina.

Con il termine “ecstasy” ci si riferisce solitamente alla sostanza sintetica 3,4 metilenediossi-metanfetamina, nota come MDMA, assunta per via orale sotto forma di compressa bianca, gialla o beige, contenente da 50 a 200 milligrammi di principio attivo. Tuttavia, è disponibile anche in cristalli o polvere. Le caratteristiche chimiche sono simili alle anfetamine, perciò inducono effetti stimolanti, e agli allucinogeni, se assunte in dosi elevate. Per questo, l’ecstasy è classificata come psicostimolante e allucinogeno. Tradizionalmente, il suo uso è legato agli ambienti della musica dance elettronica ed è maggiormente diffuso tra i giovani di sesso maschile.

L’ecstasy agisce a livello cerebrale, legandosi ai trasportatori della serotonina e della norepinefrina. Gli effetti, che compaiono dopo circa un’ora dall’assunzione, sono deleteri e durano circa 3-6 ore. Tra gli effetti a breve termine si riscontrano: intensificazione delle percezioni e sensazioni corporee, alterazione del ritmo sonno/veglia, aumento della temperatura corporea, rigidità muscolare e contrazioni involontarie, riduzione della coordinazione motoria, dilatazione delle pupille, vista sfocata e tic delle palpebre, cefalea, nausea e convulsioni. Tra gli effetti a lungo termine si rilevano la degenerazione dei centri nervosi serotoninergici, l’indebolimento organico, crisi di panico, deficit cognitivi e psicosi paranoidee. A dosi elevate, in ambienti caldi e affollati come le discoteche, sono numerosi i casi di ipertermia, con gravi danni a muscoli e reni, nonché febbre elevata, fino al rischio di infarto, coma e decesso. Con l’uso intenso, questa droga, nel tempo, diminuisce l’eccitazione sessuale. Anche il cervello subisce danni molto pesanti. Da una parte la produzione di perossido di idrogeno provoca morte cellulare, perdita di memoria e incapacità logica. Dall’altra, la stimolazione dei recettori della serotonina da parte dell’ecstasy determina l‘inibizione temporale del funzionamento. I recettori sinaptici si ritirano sotto la membrana e la persona non è più in grado di provare le normali sensazioni di piacere. É una specie di depressione molto difficile da gestire che può durare mesi o anni e, in molti casi, si crea un danno irreversibile.

Dalla “Relazione Europea sulla droga 2014”, elaborata dall’Osservatorio Europeo delle Droghe e delle Tossicodipendenze si stima che, in Europa, più di 10 milioni di persone abbiano consumano ecstasy almeno una volta nella vita, e che più di 1 milione di giovani adulti (15-34 anni) abbia consumato ecstasy nell’ultimo anno. In Europa, la produzione di ecstasy è concentrata in Belgio e nei Paesi Bassi, come dimostrato dagli ingenti sequestri di PMK (piperonil metilchetone), principale precursore chimico dell’ecstasy, sigla usata per attirare molti giovani nei rave e indicar loro la possibile reperibilità della sostanza.

Il “Nuovo Quadro dei Servizi Cittadino – Analisi degli interventi realizzati sul territorio di Roma Capitale e dei risultati conseguiti dall’Agenzia Capitolina sulle Tossicodipendenze nell’ambito dei 21 mesi” mostra che il 15,97% degli utenti tossicodipendenti attivi che hanno fruito dei Servizi stanziali dell’ACT, ovvero 160 su 1.002 totali, dichiara di aver utilizzato ecstasy, nel corso della propria vita. Solamente lo 0,5% del campione totale indica l’ecstasy, però, come sostanza maggiormente utilizzata. Dalla Ricerca Minerva, contenuta nella “Relazione Annuale sullo stato delle tossicodipendenze nei Servizi erogati dall’Agenzia Capitolina sulle Tossicodipendenze, edizione 2013”, risulta che tra la popolazione che dichiara di aver consumato sostanze psicoattive, ovvero 276 persone su 6.792, il 33,1% indica l’ecstasy come sostanza maggiormente utilizzata (seconda, nel complesso, dietro la cocaina, tra le sostanze illegali, esclusa la cannabis). Complessivamente, tra coloro che hanno utilizzato sostanze psicoattive, il 47,3% ha usato ecstasy, almeno una volta nella vita.