La Guerra alla Droga non è finita

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Mercoledì 06 Novembre 2013 11:47

Fa molto discutere la controversa affermazione della “Global Commission on Drug Policy”, un gruppo di influenti personaggi internazionali che si sono espressi apertamente per la legalizzazione delle droghe come presupposto per combattere il crimine, dichiarando “conclusa” (per inefficacia) la lotta alla droga. In realtà, più che una presa di posizione a carattere scientifico sull’argomento sembra evidente come sia solo lo spessore e la notorietà di tali personaggi a supportare, “empiricamente”, la validità delle tesi esposte.

Spesso, però, questi eventi “spot” nascondono delle inside legate al loro pressapochismo: com’è possibile condividere la soluzione di legalizzare la marijuana come “principale rimedio” alla diffusione della droga nel mondo? Senza addentrarsi nel piano dei presunti “diritti” individuali, sul quale varrebbe la pena fare un bilancio tra il dovere (per lo Stato) di garantire la salute ed il benessere – collettivo e personale – dei cittadini e la presunta libertà (per la persona) di farsi del male liberamente e secondo i propri impulsi fisici, vale la pena sottolineare come la tossicodipendenza sia, innanzitutto, una malattia guaribile attraverso un corretto iter terapeutico.

 

La salute è definita, nella Costituzione dell'OMS, come "stato di completo benessere fisico, psichico e sociale e non semplice assenza di malattia". La salute, perciò, viene considerata un diritto e come tale si pone alla base di tutti gli altri diritti fondamentali che spettano alle persone. Questa accezione, di fatti,  assegna agli Stati e alle loro articolazioni compiti che vanno ben al di là della semplice gestione di un sistema sanitario: essi dovrebbero farsi carico di individuare, cercare e modificare quei fattori che influiscono negativamente sulla salute collettiva (il disagio), promuovendo al contempo quelli favorevoli (l’agio).

 

Anche per la Costituzione Italiana, all’art.32, la Repubblica ha l’obbligo di tutelare la salute “come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività”, garantendo cure gratuite per gli indigenti. Ricordando il principio di uguaglianza, contenuto nell’art. 3, per cui “tutti i cittadini hanno pari dignità sociale” ed “è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana” appare evidente come, in tale contesto, la salute venga considerata più come un mezzo che come un fine e può essere definita come una risorsa di vita quotidiana che consente alle persone di condurre una vita produttiva a livello individuale, sociale ed economico.

I tossicodipendenti non sono dei criminali, contrariamente a chi produce e spaccia droga: sono malati a cui deve essere garantita la possibilità di guarire attraverso percorsi di cura orientati al pieno recupero della persona ed al completo reinserimento socio-lavorativo. Inoltre, come per tutte le malattie, la miglior cura rimane sempre la prevenzione: per tali motivi, occorre sviluppare una serie di interventi volti a diffondere una coscienza critica sulla materia e necessari a prevenire il primo contatto con le sostanze nelle categorie più vulnerabili ed a rischio, come i giovani e gli adolescenti. Tali interventi devono necessariamente integrare, ed essere integrati, dalle politiche di riduzione del danno, al fine di poter offrire una gamma di servizi in grado di rispondere a tutte le necessità. Analogamente, pensare di poter affrontare un problema puntando solo sugli interventi di riduzione del danno, a lungo termine, registra scarsi ritorni dal punto di vista del contenimento del fenomeno ed una cronicizzazione della situazione di disagio, in quanto manca il lavoro di recupero legato, a doppio filo, alla spinta motivazionale al cambiamento. Proprio per fare fronte a tali problematiche, occorre necessariamente integrare i servizi a bassa soglia con dei servizi a soglia intermedia ed ad alta soglia dove, attraverso un lavoro particolarmente adeguato rispetto ai bisogni della persona, si riesce a fare leva sulla motivazione ed indurre al cambiamento.

Fa particolarmente riflettere anche il momento storico in cui risorge il dibattito oltreoceano: una fase storica in cui gli Stati Uniti d’America sono alle prese con tagli al budget federale per le prigioni identificando, nel possesso di stupefacenti, il reato più semplice da decriminalizzare sulla scia dei tentativi dei singoli stati di porre in essere legislazioni che permettano il libero uso di cannabinoidi, anche per fini “ricreativi”. Ed è proprio su queste basi che dagli USA arrivano questi input che non tengono conto, nel lungo periodo, dei costi a carico del sistema sanitario per gli interventi di cura, oltre alle ricadute sociali che, inevitabilmente, si determinano.

Analizzando il territorio di Roma Capitale, invece, occorre tenere presente i vincoli imposti dalle strategie nazionali ed europee in materia di lotta alla droga. Infatti, gli interventi pubblici correlati alle tossicodipendenze, per essere adeguatamente efficaci e rispondenti alle necessità del territorio, devono prevedere un bilanciamento tra le azioni di prevenzione, cura e reinserimento socio-lavorativo, favorendo un sistema sociale basato soprattutto sul diritto alla salute delle persone, in particolare se minorenni e vulnerabili.