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VODKA TRA PRINCIPALI CAUSE DI MORTE IN RUSSIA

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In Russia, la vodka rappresenta la principale causa di morte per le persone di sesso maschile sotto i 55 anni di età. A riportare questo allarmante dato è la rivista scientifica Lancet , dopo aver raccolto i dati provenienti dal Centro sul cancro di Mosca, dall'Università di Oxford e dall'Agenzia per la ricerca sul cancro dell'Oms (Organizzazione mondiale della Sanità). Lo studio, iniziato nel 1999 e conclusosi nel 2008, è stato condotto su un campione di 150 mila persone per esaminare il fenomeno dell’uso di alcol tra la popolazione russa e il tasso di mortalità correlato.

Dalla ricerca si evince che gli adulti russi, in particolare gli uomini, presentano rischio maggiore di morte prematura rispetto ai loro coetanei di altri paesi europei. Nel 2005, il 37% degli uomini russi è deceduta prima dell'età di 55 anni. Il 25% della popolazione russa muore per patologie legate all’alcol, in particolare al consumo di vodka. Per fare un paragone, in Gran Bretagna, paese con numerose storie di alcolismo, il tasso di mortalità è del 7%.

 

Si stima che, nel 2011, ogni abitante russo beveva in media 13 litri di alcol all’anno, otto dei quali di vodka. Inoltre, anche il consumo di sigarette è risultato maggiore tra coloro che facevano un alto consumo di vodka. In particolare, tra 57.361 fumatori di sesso maschile con nessuna malattia precedente, la stima del rischio di morte nei successivi 20 anni, all’età di 35-54 anni, era del 16% per coloro che avevano riferito di bere meno di una bottiglia di vodka a settimana, il 20% per coloro che consumavano 1-2 bottiglie a settimana e il 35% per coloro che ne consumavano oltre 3 a settimana. I corrispondenti rischi di morte, in età 55-74 anni, per lo stesso tipo di consumo di vodka, erano invece del 50%, 54% e 64%. In entrambe le fasce di età, il maggior rischio di mortalità si trovava in corrispondenza di bevitori cronici.

 

Il Direttore del Centro di ricerca russo contro il cancro afferma che nessun paese ha mai fatto registrare statistiche simili e che un tale tasso di mortalità è paragonabile ad un periodo di guerra o ad una profonda crisi demografica. Il governo della Federazione Russa ha varato dei provvedimenti per contrastare il fenomeno dell’alcolismo, compresi gli alcolici con una gradazione decisamente inferiore come la birra. Il nuovo giro di vite ha introdotto ferree restrizioni, come il divieto di vendita di bottiglie dalle ore 23.00 fino alle 8.00 del mattino. Altro punto saliente è il divieto di promozione commerciale su mezzi di trasporto pubblici o sui mezzi d’informazione di massa come tv, radio e stampa. Infine, il Cremlino ha fatto scattare il “piano aumento alcolici” che prevede l’incremento delle accise del 30% (36% per la vodka). Con questa strategia, la Russia mira a ridurre drasticamente i consumi, arginando al contempo una terribile piaga sociale.

In Italia, il numero annuale di morti causate dall’alcol è stimato intorno a 20 mila. L’Istituto superiore di Sanità, nella sua ultima indagine, conferma come il consumo di alcol stia diminuendo in modo costante, pur essendo in crescita la quota di chi beve alcolici fuori dai pasti, in modo particolare tra i giovani. Sul territorio romano, dall’analisi dei dati raccolti nella “Relazione Annuale sullo stato delle tossicodipendenze nei Servizi erogati dall’Agenzia Capitolina sulle Tossicodipendenze, edizione 2013”, emerge che quasi tre quarti (73,7%) del campione totale, composto di 6.498 persone, dichiara di avere consumato bevande alcoliche. All’interno del gruppo dei bevitori, il 38,8% consuma per lo più cocktails e la maggioranza (57,6%) dichiara di cambiare bevanda, a seconda di ciò che desidera, mentre il il 6,2% riporta di aumentare la gradazione.