- reset +
Members Login

Home

COLORADO: IL RUOLO DELLA CRIMINALITA’ DOPO LA LEGALIZZAZIONE DELLA CANNABIS

PDFStampaE-mail

Dallo scorso gennaio, in Colorado, è legale vendere e consumare marijuana fino ad un massimo di un’oncia (c.a. 28 grammi) alla volta. Uno dei motivi per cui è stata introdotta la legalizzazione dei cannabinoidi fu, a parer dei più fervidi sostenitori, il contrasto alla criminalità organizzata che ne deteneva la distribuzione. In realtà, a soli sette mesi di distanza, il mercato nero e la criminalità che lo controlla, come prevedibile, si sono adattati facilmente alle nuove regole del mercato della droga.

Secondo quanto dichiarato dall’Unità Narcotici della Polizia di Colorado, a comprare legalmente marijuana, sarebbero principalmente persone di etnia bianca e classe medio-alta, nonché turisti attratti dalla novità. La comunità nera, quella ispanica e la gente meno abbiente che vive nei quartieri popolari o nelle periferie continua a servirsi presso gli spacciatori di strada. Non a caso, gli incassi derivati dalle vendite autorizzate sono deludenti. Un rapporto datato giugno 2014 dell’Agenzia Statale Colorado Legislative Council ha ridotto drammaticamente la previsione di introiti fiscali generati dalla vendita legale di cannabis per il 2014-2015 a 30 milioni di dollari, contro i 134 milioni stimati tre mesi prima.

 

Gli spacciatori hanno reagito alla competizione del mercato legale abbassando i prezzi. Se nei negozi con regolare licenza la marijuana ricreativa è venduta a 14 dollari al grammo e quella medica, dietro prescrizione, a 7 dollari nei dispensari statali, sul mercato nero la marijuana costa sui cinque dollari e mezzo. Il calo dei prezzi alla produzione clandestina e una maggiore impunità del commercio illegale di marijuana ha gonfiato non solo gli affari in nero nelle contee del Colorado ma anche le esportazioni illegali. Se un chilo di marijuana permette di incassare sui 4.400 dollari a Denver, nel confinante Kansas la si può vendere a oltre 7mila. A New York, il ricavo supera i 12mila dollari. Nella cittadina di Goodland, nel Kansas, a pochi chilometri dal confine con il Colorado, il carcere è sovraffollato da abitanti dello Stato vicino che, durante i controlli stradali da parte della polizia, sono stati fermati su autovetture con un quantitativo di marijuana, non permesso dalla normativa locale. Addirittura, la periferia di Denver, capitale del Colorado, ha registrato nel mese di luglio ben tre omicidi legali al traffico inter-statale di cannabis. Le forze dell’ordine sono scoraggiate dal fatto che gli spacciatori, grazie al nuovo panorama legislativo, se catturati, se la possono cavare con pene leggerissime. Lo Stato di Washington, dove le vendite legali di marijuana per fini ricreativi sono iniziate a giugno, osserva l’esperienza del Colorado con apprensione e non si sbilancia su rosee previsioni. Il Commissario della task force contro la droga di Washington afferma di non aspettarsi alcun calo del mercato nero ed è certo che non vi sarà alcun indebolimento della criminalità organizzata.

La legge della domanda e dell’offerta è univoca. Uno studio sul mercato della marijuana datato 9 luglio scorso del Dipartimento delle Entrate del Colorado rivela che lo Stato dovrà far fronte nel 2014 a una richiesta commerciale di 130 tonnellate cubiche di cannabis. I rivenditori autorizzati riescono a fornire circa 77 tonnellate. Il restante quantitativo lo traffica la criminalità, che sa abilmente adattarsi alle nuove regole.

L’esperimento posto in essere in Colorado, come a Washington o in Uruguay, sembrerebbe sconfessare la teoria secondo la quale la liberalizzazione delle droghe cosiddette leggere sottragga un’importante fonte di reddito ai trafficanti di droga e contrasti efficacemente la criminalità. Tale approccio, per dirla con le parole di Paolo Borsellino, resta “da dilettanti di criminologia”.