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STUDI SUL FENOMENO DEL POLICONSUMO

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Il fenomeno del policonsumo, ovvero l’assunzione di più droghe, è in tendenziale crescita. Il policonsumo rappresenta un fenomeno molto comune tra chi utilizza droghe, amplificando i danni neurometabolici che l’uso di sostanze comporta a livello cerebrale e sull’organismo.

I Dipartimenti di Psichiatria e di Matematica della University School of Medicine e della Washington University di St. Louis hanno esaminato un campione di 92.152 ragazzi, di età compresa tra i 12 e i 17 anni, suddividendo il campione in non consumatori (gruppo di controllo), consumatori di prodotti alternativi al tabacco, fumatori di sole sigarette e consumatori di sigarette unitamente ai prodotti alternativi al tabacco (poli-consumatori). I dati sono stati analizzati mediante un modello di regressione logistica per il confronto statistico delle variabili quali, oltre al fumo di tabacco, il consumo di alcol, marijuana ed altre droghe, assunte nell’ultimo anno. I risultati dimostrano che rispetto al gruppo di controllo che non utilizza droghe, il più alto rischio di sviluppare un disturbo correlato al consumo di sostanze è tra il gruppo di ragazzi che fumano tabacco e prodotti alternativi (alcol, marijuana o altre sostanze), ossia i poli-cosumatori, seguito dai ragazzi che fumano solo sigarette, nonché dai soggetti che usano solamente prodotti alternativi al tabacco.

Alcuni ricercatori dell’Università della California e del Veterans Administration Medical Center di San Francisco hanno effettuato uno studio sugli effetti neurometabolici e sulle caratteristiche cognitive di persone che fanno uso di alcol e droghe. Gli autori hanno confrontato lo stato di funzionamento metabolico cerebrale di alcolisti e policonsumatori mediante l’uso della Spettroscopia di Risonanza Magnetica (MRS), una tecnica che misura le variazioni della concentrazione dei metaboliti. Il primo gruppo era composto da alcolisti policonsumatori astinenti da un mese, il secondo da alcolisti puri astinenti da un mese e il terzo gruppo da bevitori occasionali. La performance cognitiva dei partecipanti è stata misurata mediante somministrazione di test neuropsicologici. L’analisi spettroscopica è stata misurata a livello dei lobi e delle regioni sottocorticali cerebrali. Gli alcolisti mostrano un quadro metabolico caratterizzato da persistenti anomalie del mio–inositolo, aumentato nelle regioni temporali, nel verme cerebellare e nel nucleo lenticolare. Nei policonsumatori è invece evidente, a livello corticale, una ridotta concentrazione di N-acetil-aspartato, un marker d’integrità neuronale, che testimonia come maggiore quantità di droga assunta incida su una profonda riduzione della velocità di elaborazione cognitiva.

Attraverso la Ricerca Minerva, contenuta nella “Relazione Annuale sullo stato delle tossicodipendenze nei Servizi erogati dall’Agenzia Capitolina sulle Tossicodipendenze, edizione 2013”, l’ACT aveva già lanciato un allarme sulla preoccupante diffusione di assunzione di bevande alcoliche, congiunte ad uso di cannabinoidi. Tra coloro che dichiarano di aver provato cannabis almeno una volta nella vita, 1.214 persone su 6.792 intervistate, ovvero meno del 18% del campione totale, il 52,7% di quest’ultima percentuale, dichiara di aver assunto congiuntamente alcolici e cannabinoidi. Tra coloro che dichiarano di aver assunto sostanze illecite nella vita, esclusa la cannabis, ovvero 276 persone su 6.792 complessive, ovvero il 4%, poco meno della metà di questa percentuale (43,5%) dichiara di aver consumato bevande alcoliche mentre utilizzava sostanze illecite. Complessivamente, di questo 4%, il 35,4% afferma di utilizzare una droga, il 19,1% ne assume due, il 12,5% ne consuma tre e il 2,5% quattro.