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LA METANFETAMINA PROVOCA PROBLEMI COGNITIVI AI NASCITURI

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La metanfetamina è l'N-metil omologo dell'anfetamina, con la quale condivide il meccanismo d'azione basato sul rilascio delle catecolamine a livello sinaptico, soprattutto della dopamina, ovvero il neurotrasmettitore che stimola la sensazione di piacere. La metanfetamina è un potente stimolante che riduce l'appetito e aumenta la capacità di rimanere svegli. L'utilizzo a lungo termine provoca innanzitutto dipendenza. Oltre a questo si può riscontrare la manifestazione di sintomi come comportamenti violenti, ansia, confusione, insonnia, paranoia e disturbi della personalità. Nel giro di alcuni mesi chi utilizza questa droga ha effetti irreversibili sulle cellule cerebrali. Inoltre si hanno altri effetti come perdita dei denti e dei capelli. Essendo tossica e composta utilizzando diverse sostanze, può provocare la morte per overdose.

La metanfetamina fu sviluppata in Giappone nel 1919. La polvere cristallina era solubile in acqua, cosa che la rendeva ideale per l’assunzione tramite iniezione. L’uso di metanfetamina aumentò ampiamente durante la seconda guerra mondiale, quando veniva usata per mantenere le truppe sveglie. Alte dosi venivano date ai piloti kamikaze giapponesi prima delle loro missioni suicide. Nel 1950 fu prescritta come aiuto alla dieta e per combattere la depressione, per poi essere vietata nel ’70. Negli anni ’90, i narcotrafficanti messicani istituirono grandi laboratori in California, in grado di generare più di 20 Kg di sostanza in un solo fine settimana, mentre laboratori privati più piccoli spuntarono nelle cucine e negli appartamenti, dando alla droga uno dei suoi nomi: “fornelli”. Da lì si diffuse in tutti gli Stati Uniti, specie in California, e in Europa, attraverso la Repubblica Ceca, dove è conosciuta con i nomi di Speed e Tick, nelle discoteche londinesi. Questa droga è diffusa anche perchè è economica e facile da produrre. Infatti i materiali sono facilmente reperibili e spesso legali. Questa sostanza riesce a trovare ampio margine nei paesi poveri e sottosviluppati, come in Thailandia e Filippine attraverso la Crystal Meth, in quanto gli effetti molto lunghi (6-12 ore) e la capacità di stimolazione della dopamina permette di affrontare, meno faticosamente, innumerevoli ore di lavoro, causando però un totale ed inevitabile crollo fisico.

L’uso di metamfetamine da parte delle donne è una problematica rilevante in tutto il mondo. L’Università di Los Angeles ha esaminato gli esiti cognitivi e comportamentali in bimbi esposti in fase prenatale alla sostanza.  La ricerca ha coinvolto 412 coppie madre-figlio: nello specifico, 204 donne dipendenti da metamfetamina, tramite analisi tossicologiche o per autodichiarazione d’uso, e 208 donne non consumatrici. I risultati hanno evidenziato come i bambini esposti alla metamfetamina abbiano probabilità superiori di 2,8 volte di riportare problemi cognitivi rispetto ai coetanei non esposti. Pur non essendo state rilevate correlazioni significative fra esposizione a metamfetamina e problemi comportamentali nei nascituri, i deficit cognitivi possono condurre a  problematiche scolastiche e comportamenti negativi futuri.

Attraverso la Ricerca Minerva, contenuta nella “Relazione Annuale sullo stato delle Tossicodipendenze nei Servizi erogati dall’Agenzia Capitolina sulle Tossicodipendenze, edizione 2013”, emerge che, su un campione di 6.792 soggetti, tra coloro che hanno assunto sostanze psicoattive, il 9,2% dichiara di aver  usato lo Shaboo, la metanfetamina presa in esame dall’ACT.