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CRACK: LA COCAINA DA FUMARE CHE DIVENNE UN EPIDEMIA

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Negli anni ’70, circolava così tanta cocaina che i prezzi  erano scesi anche dell’80%. A quel punto, i trafficanti di droga hanno compiuto una mossa “commerciale”: inventare la cocaina da fumare, il crack, così chiamato per il suono emesso (scricchiolio), quando viene scaldato e fumato. Il crack si ottiene sciogliendo l’idrocloruro di cocaina in una soluzione alcalina, scaldando il composto e ottenendo cristalli. Questa è la base della droga (base è un altro termine per identificare il crack): vaporizzata ad una temperatura inferiore, può essere fumata. In pratica, è sufficiente mescolare acqua, bicarbonato e cocaina per ottenere sassolini fumabili.

Il crack si diffuse negli Stati Uniti verso la fine degli anni ’80, tanto che è solito riferirsi ad un preciso periodo, compreso tra il 1984 e il 1990, durante il quale l'uso e il traffico di crack conobbe un brusco aumento nelle principali città statunitensi. Il suo utilizzo e il controllo del suo traffico comportò l'incremento di reati violenti come rapine, furti e omicidi. Tale periodo passò alle cronache dei giornali con il nome di "epidemia del crack".

Prima di allora, la cocaina era venduta solamente in polvere e non poteva essere fumata, poiché bruciava. La combustione della sostanza, infatti, consuma il principio attivo prima che possa raggiungere i polmoni. E’ falso il luogo comune per cui il crack si sia diffuso perché più economico della cocaina. In proporzione, il costo del crack e della cocaina si equivale: la differenza viaggia nella quantità di droga venduta. Supponendo che il costo di un grammo di cocaina in polvere oscilli sui 100 euro, con la stessa quantità si ricava una decina di dosi di crack da 10 euro ognuna. Il risultato complessivo è sempre 100 euro. Il prezzo al grammo è il medesimo, ma la droga viene venduta in piccole dosi, così da poter essere accessibili a chiunque. L’idea originaria, quando fu creato il crack, era proprio questa: nel momento in cui la quantità di droga sul mercato fosse stata eccessiva, invece di calare ulteriormente il prezzo di spaccio, avrebbero immesso una nuova droga, allargando la forbice dei consumatori.

Venendo fumato, gli effetti del crack sulla salute sono più immediati e più intensi della cocaina sotto forma di polvere. Il crack porta vapori di droga pura al cervello, dove viene assorbita con più velocità e potenza, producendo una sensazione fortissima in appena cinque secondi, con un effetto che dura sui dieci minuti, comportando, di conseguenza, maggiore assuefazione e dipendenza. Infatti, si stima che il 70% di coloro che cercano di smettere con la cocaina, la assumano fumandola. Tra gli effetti a breve termine si registrano: perdita di appetito, aumento del ritmo cardiaco, della pressione sanguigna e della temperatura corporea, disturbi del sonno, nausea, allucinazioni, irritabilità, ansia e paranoia, depressione, convulsioni, panico e psicosi. Gli effetti a lungo termine sono devastanti: danni permanenti al sistema circolatorio, infiammazioni dei reni, del fegato e dei polmoni, grave carie dentaria, disfunzione sessuale con danno riproduttivo e sterilità. Inoltre, vi sono alte probabilità di ictus e di morte, per arresto cardiaco o deficit respiratorio.

Aver rappresentato il crack come una droga “leggera” per i poveri, ha creato una particolare dissociazione tra crack e cocaina, al punto che moltissime persone credono, ancora oggi, che queste siano due droghe diverse. In realtà, quando la persona comprende che questa droga è una variante della cocaina che crea dipendenza e danni alla salute permanenti, ormai il crack ha già vinto sulla persona.