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UNA NUOVA DROGA PER I MONDIALI DI CALCIO: LA PITUCONHA

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Il Mondiale di calcio in Brasile è iniziato ancor prima della cerimonia di apertura, tra infinite polemiche. Le cronache riportano continue proteste di piazza a difesa del salario dei lavoratori con paralisi del traffico cittadino, svariati casi di corruzione che hanno colpito la gestione dei nuovi impianti sportivi, il pericolo del turismo sessuale che sfrutta l’ondata di visitatori per assistere alle partite dei Mondiali e gli operai deceduti durante i lavori di ultimazione degli stadi che, per accelerare la chiusura dei cantieri, hanno lavorato in condizioni precarie e senza alcun minimo rispetto dei più elementari diritti di sicurezza sul luogo di lavoro. A tutto questo, il Brasile deve rispondere anche ad un altro problema che lo affligge: il traffico di droga.

 

Per decenni il paese è stato una via di transito per la droga prodotta nelle Ande. Oggi il Brasile è anche terra di consumo: si stimano un milione di consumatori di cocaina e crack, di cui seimila solamente nella capitale. Un quartiere di San Paolo è stato addirittura ribattezzato Cracolandia, la terra del crack, la droga chimica che si ricava dalla cocaina e che, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, è consumata dal 3% dei brasiliani. Rio de Janeiro è ormai divenuta una delle città più pericolose al mondo, con un tasso di 50 omicidi per centomila persone, e il 90% dei crimini è legato a problemi di droga. I narcotrafficanti sono diventati un potere parallelo a quello del governo, grazie ad un sistema di corruzione e al possesso di arsenali bellici capaci di sfidare l’esercito. Il 17 ottobre 2009, poco prima dell’assegnazione dei Mondiali di calcio, scoppiò una conflitto armato, noto come “Guerra di Rio de Janeiro”, tra forze dell’ordine e trafficanti di droga, dopo che una banda criminale aveva abbattuto un elicottero della polizia militare, durante un blitz antidroga.

Nello scenario raffigurato, si aggiunge la recentissima notizia di una nuova bevanda, pronta a girare nelle strade e nei locali brasiliani. La cachaca, tipica bevanda brasiliana ad alto tasso alcolico, usata per preparare il noto cocktail “caipirinha” è ora disponibile aggiungendo un nuovo insolito ingrediente: la marijuana. Il prodotto in questione si chiama Pituconha, termine che mischia provocatoriamente il nome della marca di acquavite, Pitu', con la parola “maconha”, che in portoghese significa, appunto, cannabis. Questo nuovo cocktail, un mix di alcol a circa 40 gradi, e la cannabis, è prodotto a Cabrobo, cittadina di 30 mila abitanti, a 531 km dalla capitale del Pernambuco, Recife, che ospita i Mondiali di Calcio.

La Pituconha si può consumare al bicchiere, per un real (30 centesimi di euro), o in bottiglia a 30 real e viene servita in bar e ristoranti, accompagnata da piccoli bocconcini di carne. Tuttavia, è facilmente reperibile anche per strada, distribuita in singole dosi dagli ambulanti che vendono spiedini di carne alla brace. Nonostante la marijuana, in Brasile, sia illegale, secondo la polizia federale è ancora difficile stabilire se il commercio della Pituconha configuri reato, perché la concentrazione di cannabis nel prodotto è ai limiti del divieto previsto dalla legge.

Il fenomeno del policonsumo, ovvero dell’assunzione di più sostanze, è in tendenziale crescita. Attraverso la Ricerca Minerva, contenuta nella “Relazione Annuale sullo stato delle tossicodipendenze nei Servizi erogati dall’Agenzia Capitolina sulle Tossicodipendenze, edizione 2013”, l’ACT aveva già lanciato un allarme sulla preoccupante diffusione di assunzione di bevande alcoliche, congiunte ad uso di cannabinoidi. Tra coloro che dichiarano di aver provato cannabis almeno una volta nella vita, 1.214 persone su 6.792 intervistate, più della metà (52,7%) dichiara di aver assunto congiuntamente alcolici e cannabinoidi. La Pituconha è andata oltre, in quanto combina droga e alcol dal principio.