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MORIRE “TRANQUILLAMENTE”: L’USO DI PSICOFARMACI COME DROGA

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Gli psicofarmaci sono una classe di farmaci che agisce sul sistema nervoso. A seconda del loro effetto terapeutico, si distinguono in ansiolitici, antidepressivi e antipsicotici. Una ricetta medica su dieci prescrive tranquillanti. Nel linguaggio farmaceutico gli psicofarmaci si dividono in sedativi, che servono per calmare, e ipnotici, che facilitano il sonno, deprimendo gran parte delle funzioni corporee. Gli effetti dei tranquillanti sono simili a quelli dell’alcol: fanno calare l’inibizione, riducono l’ansia, rilassano e causano brevi perdite di memoria. Le crisi d’astinenza da tranquillanti possono provocare depressione, apatia, emicranie, tremori, crampi, nausea, agitazione, tachicardia, ipertensione, incapacità di concentrazione, disturbi del sonno, vertigini, convulsioni. Dal momento che i tranquillanti agiscono, generalmente, con una lunga azione sul corpo, le crisi di astinenza non si risolvono nel breve periodo. Come con gli alcolici, il corpo sviluppa una tolleranza per cui occorrono dosi sempre maggiori per ottenere l’effetto iniziale, creando una dipendenza fisica e psicologica.

 

L’idrato di cloralio, un tranquillante utilizzato alla fine dell’800 per alleviare tensione e insonnia nelle donne, ha gli stessi effetti di una forte sbronza, essendo costituito da tre molecole di etanolo fuse insieme. É nota la storia di un barista di Chicago, Michey Finn, che drogava le sue clienti con questo tranquillante per poi abusarne sessualmente. I giornali dell’epoca parlavano dell’idrato di cloralio nello stesso modo in cui i media di oggi trattano la droga dello stupro. Tuttavia, un cocktail alcolico, diffuso ancora oggi, porta il nome di “Mickey” in suo omaggio.

Nel 1903 fu sintetizzato l’acido barbiturico e prodotto il Veronal per curare gli stati depressivi (il nome viene dalla città di Verona, considerata come la più pacifica tra quelle visitate dall’inventore del farmaco). I barbiturici si diffusero negli anni ’30, ma la ricerca di sedativi con minori effetti collaterali e minore rischio di dipendenza condusse allo sviluppo delle benzodiazepine, che aumentano gli effetti di una sostanza circolante nel cervello, il neurotrasmettirore GABA, legato all’inibizione. I tranquillanti somministrati oggi causano una minore dipendenza, assuefazione e astinenza rispetto ai predecessori. Tuttavia, l’overdose è un fenomeno presente, in quanto la tolleranza si sviluppa facilmente ed è diffusa l’abitudine di mischiare pericolosamente la sostanza con gli alcolici. Il fegato, impegnato a metabolizzare l’alcol, permette il passaggio del farmaco alla massima potenza. L’alcol facilita il diluire dei tranquillanti nello stomaco, sicché la droga viene assorbita più velocemente e in maggiore quantità. La causa principale di morte, in questi casi, è la depressione respiratoria o cardiaca, come avvenuto per la modella e attrice Anne Nicole Smith.

Preoccupante lo studio del CNR di Pisa sul rapporto tra psicofarmaci e adolescenti: sembra, infatti, che circa 150 mila studenti abbiano fatto uso, nell’ultimo anno, di psicofarmaci senza alcuna prescrizione medica. Dalla Ricerca Minerva, contenuta nella “Relazione Annuale sullo stato delle tossicodipendenze nei Servizi erogati dall’Agenzia Capitolina sulle Tossicodipendenze, edizione 2013”, emerge che il 20% degli intervistati, tra coloro che hanno consumato sostanze psicoattive nella vita (escludendo alcol, tabacco e cannabis), ovvero 276 persone su un campione totale di 6.792 unità, dichiara di aver assunto psicofarmaci (con o senza prescrizione medica). Dal “Nuovo Quadro dei Servizi Cittadino – Analisi degli interventi realizzati sul territorio di Roma Capitale e dei risultati conseguiti dall’Agenzia Capitolina sulle Tossicodipendenze nell’ambito dei 21 mesi” si nota che, tra gli utenti tossicodipendenti attivi che hanno fruito dei Servizi stanziali, il 18,96% ha usato psicofarmaci all’interno di un trattamento, mentre il 20,16% ne ha fatto uso al di fuori del trattamento.