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SE LA CURA DIVENTA MALATTIA

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Utilizzati in passato a scopi terapeutici ed attualmente impiegati nell’assistenza ai malati terminali nella terapia del dolore, l’oppio e i suoi derivati sono utilizzati, fin dall’antichità, per creare  potenti medicinali ad azione analgesica come: morfina, eroina, codeina, fentanil, ossicodone, idrocodone, bupenorfina, imetadone e meperidina. Recentemente, l’uso estremo di tali sostanze per la produzione di medicinali ha dato vita a un allarme sociale, tale da far convergere tutte le Nazioni nel controllarne rigidamente il commercio, in quanto comportano, oltre al rischio legato all’assunzione di qualsiasi medicinale, anche il concreto pericolo di assuefazione, che tende a far assumere dosi sempre più alte, e di dipendenze se non somministrato sotto stretto controllo medico. La ricerca farmaceutica di sostanze sintetiche, con gli stessi impieghi terapeutici e senza effetti indesiderati, ha portato alla sintesi di sostanze che non hanno impegno terapeutico nelle malattie, ma che mantengono potenti effetti psichici e gravi effetti indesiderati, oltre ad essere oggetto del mercato illegale.

 

È il caso di Stati Uniti e Canada, dove gli oppiacei, per anni prescritti con troppa facilità, sono diventati la base di un’epidemia di tossicodipendenza inaspettata, sia per le sue dimensioni che per la velocità di diffusione. I casi di overdose dei cosiddetti “pankillers”(letteralmente “uccisori del dolore”) hanno superato le morti per eroina o cocaina. Nell’ultimo quinquennio la prevalenza di consumo di droghe o farmaci senza prescrizione medica come antidolorifici, tranquillanti, stimolanti e/o sedativi (antidolorifici come ossicodone, idromorfone e fentanyl) nella popolazione risulta essere assai maggiore rispetto a quella di qualsiasi altro tipo di sostanza stupefacente. Sulla base di questa premessa è stato ufficialmente avviato, dal governo degli Stati Uniti, un nuovo piano nazionale. Il programma presentato ad Ottawa dal Ministro della Salute, Leona Aglukkaq, si incardina principalmente sul contrasto all’uso improprio sia degli oppiacei che degli altri farmaci da prescrizione, rivelatisi potenzialmente nocivi per tutte le fasce di popolazione. Questo piano è stato elaborato con l’obiettivo di ridurre i danni provocati dagli oppiacei, dagli stimolanti e dai sedativi. Il volume pubblicato contiene numerose raccomandazioni per il comparto sanitario su come trattare il problema; temi prioritari sono il monitoraggio e la tracciabilità delle ricette rilasciate dai medici, più severe per i trasgressori delle normativa di riferimento e maggiore controllo dei flussi tecnico analitico farmacologici da parte delle autorità preposte alla vigilanza.

Per quanto riguarda, invece, i paesi dell’UE, oltre il 90% della sostituzione da oppiacei avviene con il metadone, ad eccezione della Francia dove prevale la buprenorfina. Quest’ultima non comporta un rischio di overdose e inibisce gli effetti del consumo parallelo di eroina. Il metadone, però, è facile da somministrare ed è piuttosto economico. Da quando in Italia è stato autorizzato l’utilizzo del Metadone per l’intervento sugli eroinomani, si è molto discusso del suo uso. La condizione di assuefazione ad un farmaco comporta la suscettibilità all'astinenza se si sospende l'assunzione bruscamente. Nella terapia della tossicodipendenza da eroina, morfina o altro oppiaceo, il metadone non sostituisce le sostanze ma ha, semplicemente, la proprietà di lenire i sintomi dell’astinenza, consentendo l'inizio del periodo di cura e facilitando l'aggancio terapeutico. Il metadone, però, comporta gravi rischi per la salute se viene assunto insieme ad alcol e/o altre droghe, o nel caso in cui venga ceduto a terzi che, oltre ad usarlo impropriamente, contribuiscono al traffico illecito di sostanze. Fondamentale risulta, quindi, affiancare alla terapia psicologica un sostegno psico-sociale e riabilitativo che, nel caso non fosse presente, rischierebbe di indurre la persona tossicodipendente verso la cronicizzazione, quindi in una condizione che va nella direzione opposto rispetto al recupero totale ed al pieno reinserimento socio-lavorativo.