- reset +
Members Login

Home

EYEBALLING: UN SERIO RISCHIO PER LA SALUTE

PDFStampaE-mail

Fra le ultime, pericolosissime, mode associate al consumo di alcol, troviamo l’Eyeballing, un’assurda pratica giunta in Italia dalla Francia, passando per la Gran Bretagna e toccando anche gli USA.

Consiste nello spalancare gli occhi, farvi aderire il collo della bottiglia o il bordo del bicchiere pieni di alcol e  versarne il contenuto. Il passaparola tra i giovani è avvenuto tramite Facebook e Youtube, diffondendo i video di queste bravate nella Rete. Ciò che spesso i ragazzi non sanno è che la vicinanza delle vene del bulbo oculare al cervello non implica nessun aumento dell’effetto della sostanza (tale credenza è, spesso, dettata dal fatto che i ragazzi che mettono in atto questo tipo di comportamenti sono già ubriachi). Non solo, le uniche tragiche conseguenze a cui si andrà incontro saranno danni irreparabili alla vista.

Se si appoggia il collo della bottiglia sul bulbo oculare e si applica una pressione, infatti, l'occhio può essere irrimediabilmente leso, sia per un danno meccanico diretto alla cornea, sia a seguito di ischemia dovuta allo scarso afflusso del sangue causato dalla compressione. Quando si versa l'alcol, poi, la situazione peggiora. Il contatto con il liquido irrita la congiuntiva e peggiora l'abrasione della cornea già danneggiata.  In virtù della quantità di alcol e della durata dell'esperienza, questa modalità di assunzione può provocare infiammazioni come la congiuntivite e sanguinamenti, fino alla trombosi dei vasi sanguigni e alla cecità irreversibile.

Sono pochissimi i teenager che si recano al pronto soccorso per farsi medicare, per paura di essere scoperti. Vanno, invece, direttamente in farmacia e acquistano dosi massicce di collirio. Solo dopo settimane, se persistono i problemi, si recano dal medico. Ma quei fiumi di vodka hanno causato danni, ormai, irreparabili: il ristagno dell’alcool nel bulbo oculare può lesionare gravemente la cornea, al punto di richiederne addirittura il trapianto.
Nella città di Roma,  la pratica si sta diffondendo a Campo de’ Fiori ed è confermata dal fatto che le farmacie hanno avuto un picco nella vendita di colliri, per lo più venduti a ragazzi.

I dati ottenuti dalla ricerca “Minerva”, ideata e condotta dall’Agenzia Capitolina sulle Tossicodipendenze in collaborazione con l’Università “Sapienza” di Roma, confermano che l’uso di alcol nei giovani avviene in età molto precoce e che, lo stesso, è la prima droga sperimentata, in riferimento all’età di prima assunzione. Tra i ragazzi romani, di età compresa tra i 14 e i 30, che hanno beneficiato dei Servizi di prevenzione e promozione di stili di vita sani nell’anno 2013, il primo contatto con la sostanza è avvenuto, in media, intorno ai 14 anni. Questo dato è estremamente preoccupante anche per il fatto che, oltre ad essere pericoloso di per sé, l’alcol può fungere da sostanza “trampolino” per l’utilizzo cronico di droghe illegali come la cannabis, la cocaina e l’eroina, le quali, talvolta, vengono anche assunte contemporaneamente (policonsumo). I dati riportati nella pubblicazione Nuovo Quadro dei Servizi Cittadino – Analisi degli interventi realizzati sul territorio di Roma Capitale e dei risultati conseguiti dall’Agenzia Capitolina sulle Tossicodipendenze nell’ambito dei 21 mesi confermano, infatti, il legame tra l’uso precoce di alcol e il consumo di sostanze stupefacenti. Per il 42,51% dell’utenza tossicodipendente attiva accolta all’interno dei Servizi stanziali erogati dall’Agenzia Capitolina sulle Tossicodipendenze, nel periodo compreso tra il 3 maggio 2012 e il 2 febbraio 2014, l’alcol risulta la sostanza più utilizzata nel corso della vita (la quarta, in assoluto, dopo cocaina, eroina e cannabis).

Favorire l’informazione e accompagnare i giovani verso uno stile di vita sano, nel rispetto della salute propria ed altrui, è certamente l’intervento più efficace da effettuare se davvero si intendono prevenire azioni dannose e conseguenze irreparabili.