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LA STANZA DEL BUCO: UN RIMEDIO INADEGUATO

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La drammatica crisi economica che ha colpito con particolare intensità Grecia e Spagna ha visto esplodere, in parallelo, il consumo di sostanze stupefacenti e la diffusione di malattie sessualmente trasmissibili, potenzialmente mortali, come Aids ed epatite. In Spagna, il 35% dei tossicodipendenti che fa uso di droghe iniettabili è affetto da Hiv; in Grecia lo è il 23% (nel 2010 la media si aggirava intorno al 2-3%). La soluzione adottata dai rispettivi governi, per evitare casi di overdose e rischi di trasmissione di malattie infettive e veneree, non è stata quella di investire su percorsi mirati a ristabilire l’equilibrio psico-fisico della persona, al fine di consentirne il recupero e il reinserimento in società, bensì quella di attivare le cosiddette shooting room (stanze del buco): presidi di autosomministrazione sorvegliatache prevedono la fornitura di siringhe sterili e l’igienizzazione dei locali. Anziché favorire il processo di disintossicazione della persona, volto al recupero pieno della persona, si è puntato a relegarla in un luogo in cui potesse nuocere il meno possibile a se stessa e agli altri. Una decisione controversa, che ha acceso un ampio dibattito anche in Italia.

Attualmente si contano circa 90 sale di consumo a livello mondiale, quasi tutte in Europa e nessuna negli Stati Uniti. Diverse nazioni europee ne hanno adottato l’uso: Portogallo, Grecia, Spagna, Paesi Bassi e Svizzera. Da poco tempo si è aggiunta anche la Francia, dove le “salle de shoot” sono gestite da un organismo pubblico, in collaborazione con il dicastero della Sanità. In Germania sono attive 25 sale di consumo, con una ripartizione ineguale sul territorio, poiché le politiche sanitarie, pur stabilite a livello nazionale, dipendono in gran parte dai Länder, ovvero da enti locali corrispondenti alle nostre regioni.

La Germania giustifica la scelta adducendo un calo dei morti per overdose dal 2000 (2.030 decessi) al 2011 (986). La realtà, non sbandierata, è che c’è stato un significativo aumento di consumatori stimati (+15%), oltre al fatto che l’ipotesi della stanza del buco è spesso scartata dalle persone tossicodipendenti, molte delle quali, per salvaguardare la propria privacy, continuano ad assumere droghe in anonimato, alimentando il fenomeno dell’esclusione sociale.

I segnali che giungono, dunque, non sono affatto incoraggianti come, invece, si tenta di voler proporre. Se, da un lato, sembrano diminuire i morti per overdose e le infezioni, dall’altro si denota un aumento dei consumatori. Secondo un rapporto dell’INCB (International Narcotics Control Board) datato marzo 2005, a 20 anni dall’istituzione delle stanze del buco, in Svizzera il numero dei consumatori di cocaina e anfetamine è tristemente aumentato rispetto alla media europea. Non solo. In base ai dati dell’Ufficio Federale della Polizia svizzera, nel 2005 i morti per droga erano 211, contro una media nazionale, nei quattro anni precedenti, pari a 189. Il Rapporto sulle droghe 2006/2011 della Confederazione Svizzera ammette una situazione sanitaria altamente critica, in materia di tossicodipendenza, poiché il consumo di sostanze stupefacenti costituisce un problema sempre più grave e diffuso. Ciò che si evince è un aumento dell’uso di quelle stupefacenti (cocaina, ecstasy, marijuana) che non rientrano nelle finalità e competenze delle shooting room. La stanza del buco, quindi, appare come una mera scorciatoia, la quale, peraltro, vanifica qualsiasi tentativo di indirizzare il tossicodipendente attivo verso un percorso di recupero, in grado di consentirgli di potersi riappropriare della propria libertà e dignità umana.

La strategia su cui si basa l’apertura di questi luoghi di consumo è la cosiddetta “riduzione del danno”, la quale non fornisce una valida alternativa all’utilizzo di sostanze stupefacenti, ma punta esclusivamente a tentare di arginare le problematiche derivanti dall'utilizzo di droga, come ad esempio l'overdose e le patologie contagiabili mediante l'utilizzo di siringhe infette.

Il crescente numero di tossicodipendenti, e il derivante allarme sociale che ciò comporta, rende la decisione di confinare le persone tossicodipendenti, unitamente alle loro problematiche, in una sorta di prigionia a vita, senza possibilità di affrancamento, e mette in luce il deficit culturale e governativo nella lotta alle politiche anti-droga. Quando a tale problematica profonda si tenta di produrre risposte centrate esclusivamente su un approccio farmacologico e sanitario, prescindendo dal valore della persona, costituita anche della componente psicologica, spirituale, familiare e sociale, significa che il governo ha issato bandiera bianca. Occorre domandarsi, dunque, quale sia la finalità ultima di uno Stato: se liberare una persona dalle droghe o ritardarne, semplicemente, la morte.

L’Agenzia Capitolina sulle Tossicodipendenze, Istituzione di Roma Capitale, attraverso i Servizi erogati sul territorio di Roma Capitale, opera mediante un approccio che valorizza il recupero pieno della persona e consente il reinserimento socio-lavorativo, sino al raggiungimento completo della condizione drug-free. La strategia di intervento, che nel quadriennio 2009-2012 ha portato ad un calo dei decessi per assunzione diretta di sostanze del 56,8%, ovvero 155 vite salvate rispetto allo stesso periodo immediatamente precedente, parte dal presupposto che, per guidare la persona verso il cambiamento, occorra indirizzarla verso Servizi quantomeno a soglia intermedia, ossia all’interno di percorsi - introdotti per la prima volta proprio attraverso il “Nuovo Quadro dei Servizi Cittadino” - dove avviene la disintossicazione e il rafforzamento della motivazione al cambiamento, elemento fondamentale per proseguire verso un percorso proficuo di cura e, successivamente, di reinserimento socio-lavorativo.  

Trattare chi è vittima del problema della tossicodipendenza come se fosse un essere irrecuperabile non solo è inumano, ma è del tutto ingiustificabile: lo reclamano a gran voce tutte le persone che, con sacrificio e impegno, sono riuscite a riconquistare una vita libera dalle droghe.