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I GIOVANI E IL FUMO: PERICOLOSITÀ E DATI SUL CONSUMO

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Il tabacco è usato in modo legale da oltre 1 miliardo di persone, collocandosi tra le sostanze psicoattive più utilizzate al mondo. L'Organizzazione Mondiale della Sanità stima il fumo la seconda causa di morte sul Pianeta e la prima evitabile, con quasi 6 milioni di decessi l'anno (5 milioni per consumo diretto, 600.000 per esposizione passiva).

Il tabacco è un prodotto agricolo ottenuto dalle foglie delle piante del genere Nicotiana. Al tempo dei Maya veniva fumato per scopi religiosi, mentre gli indigeni del Centro America lo inalavano attraverso una canna chiamata tobago (o tobaca). A introdurre la sostanza in Europa fu probabilmente l’esploratore Rodrigo de Jerez, il quale, proprio per la sua capacità di emettere fumo dalla bocca, fu imprigionato dall'Inquisizione con l’accusa di essere preda del Demonio. Nel XVI secolo il consumo di tabacco prese piede in Europa, Africa ed Asia, tanto che nel 1.611 la Corona Spagnola ne regolò l’esportazione, assoggettando il commercio al regime di monopolio statale. Alla fine dell‘Ottocento, il consumo di massa si radicò in tutto il mondo per via delle prime manifatture industriali di sigarette.

La nicotina è un composto organico che agisce sui gangli del sistema nervoso, stazioni intermedie per molte funzioni di tipo eccitatorio e inibitorio. Produce un’azione psicostimolante sull’organismo, in quanto aumenta il rilascio di noradrenalina e dopamina, potenziando l’attività nervosa mediata dai neurotrasmettitori. L’assunzione può causare aumento della pressione arteriosa e del battito cardiaco, acidità di stomaco e rischio di ulcere gastriche, diminuzione del flusso sanguigno, nausea e lacrimazione.

 

La dipendenza dalla sostanza è caratterizzata da tolleranza e forte bisogno di fumare. I sintomi dell’astinenza, che seguono la brusca interruzione dell’assunzione, comprendono difficoltà di concentrazione, calo delle capacità cognitive, emicrania, fame, turbe del sonno, ansia, depressione e irritabilità. Tra gli effetti a lungo termine si riscontrano malattie respiratorie (bronchiti croniche, polmoniti, cancro) e malattie circolatorie (aterosclerosi e aumento di rischio di infarto cardiaco).

Il consumo di nicotina, generalmente, inizia in età adolescenziale, ma si riscontrano casi ancor più precoci. Secondo uno studio pubblicato nel 2011 dall’OSSFAD, l’Osservatorio fumo, alcol e droga dell’Istituto Superiore di Sanità, il primo contatto con la sostanza, in Italia, avviene tra i 15 e i 17 anni. Tuttavia, il 7% degli intervistati ha dichiarato di aver fumato la prima volta intorno agli 11 anni. I dati raccolti attraverso la ricerca “Minerva”, ideata e condotta dall’Agenzia Capitolina sulle Tossicodipendenze in collaborazione con l’Università “Sapienza” di Roma, confermano questo trend. Tra i ragazzi romani di età compresa tra i 14 e i 30, che hanno usufruito dei Servizi di prevenzione e promozione di stili di vita sani nell’anno 2013, il primo contatto con la sostanza è avvenuto, mediamente, tra i 13 e i 14 anni. Il 32% delle persone intervistate ha dichiarato di fare un uso abituale del tabacco e, solo il 3,4%, ha affermato di consumare sigarette con cadenza occasionale. Il maggior numero di fumatori abituali si è riscontrato nella fascia di età 18 - 30 anni e si è registrata una leggera predominanza di uomini non fumatori (65,5%), rispetto alla donne (63,7%). Complessivamente, la schiacciante maggioranza del campione (84,9%) ha dichiarato di aver fumato, per la prima volta, in compagnia di amici. Nel 48,2% dei casi, ciò è avvenuto in luoghi pubblici all’aperto (come parchi, giardini, strade); nel l 17,6% dei casi a scuola (o in gita); nel 15,2% a casa di amici. Questo dimostra una certa connotazione tra il fumo di sigarette e i percorsi di socializzazione. Secondo alcuni studi, infatti, sarebbero i ragazzi con un maggiore livello di estroversione quelli più propensi a fumare. Ben il 13% dei partecipanti alla ricerca “Minerva” collega al consumo di sigarette la possibilità di aumentare la propria capacità di socializzazione, mentre il 9% degli intervistati ritiene che la sigaretta possa contribuire a farli sentire alla moda. In particolare, sono i fumatori occasionali a riferire aspettative maggiori in merito alla possibilità di acquisire disinibizione e sicurezza sociale. I consumatori abituali hanno dichiarato, al contrario, di utilizzare il fumo principalmente come fonte di sollievo da stress e da ansie.

I dati sembrano, in buona sostanza, suggerire la necessità di implementare i progetti di prevenzione dedicati ai più giovani. Prevenire l’uso precoce del tabacco, seppure saltuario e prevalentemente legato a situazioni di socializzazione, può rappresentare, infatti, un metodo efficace per arginare i casi di dipendenza nelle fasce di età più adulte.