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THE REAL COST: LA CAMPAGNA ANTI-FUMO DEL GOVERNO DEGLI STATI UNITI

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In questi giorni, la Food and Drug Administration (FDA) ha lanciato una campagna cross mediale finalizzata alla prevenzione dei danni del fumo, contro la dipendenza da tabacco. In un contesto storico dove negli Stati che compongono la Federazione è in discussione la legalizzazione dei cannabinoidi, il Governo Federale lancia alcune pubblicità che fanno vedere denti ingialliti e pelli rugose, per mostrare ai giovani i costi associati al fumo. L’ultima mossa della FDA rientra nella strategia generale di rendere più stringente il controllo sull’industria del tabacco: negli USA, ogni giorno, oltre 3.200 minorenni provano la prima sigaretta ed oltre 700 di questi diventeranno fumatori abituali, ovvero il 21,9%. Il fumo è la prima causa di malattie prevenibili, disabilità e morte negli USA, responsabile di 480.000 decessi l’anno. Secondo le statistiche diffuse dalla FDA, circa il 90% dei fumatori adulti ha iniziato ad usare le sigarette dall’età di 18 anni ed oltre 700 ragazzi under 18, ogni giorno, diventano fumatori abituali: l’Agenzia punta a ridurre il numero di giovani fumatori di almeno 300.000 unità in tre anni.

 

La campagna, chiamata “Il Costo Reale”, punta a diminuire il numero di ragazzi, tra i 12 e 17 anni, attratti dal tabacco, enfatizzando i danni corporali cagionabili dal fumo, picchiettando sulle preoccupazioni dei giovani in merito al loro aspetto fisico, ossia al modo in cui appaiono. L’ultima volta che la Food and Drug Administration ha provato ad usare le immagini come deterrente per i fumatori, nel 2012, un giudice ha ritenuto che tali grafiche fossero incostituzionali. Due anni dopo, la FDA ha rivelato la sua ultima mossa, annunciando la prima campagna nazionale antifumo, rivolta ai teenager. A primo impatto, il risultato sembra essere altrettanto allarmante, anche se meno spaventoso: una pubblicità mostra un ragazzo che si stappa un dente con un pinza per pagare un pacco di sigarette, un’altra si concentra su una giovane donna che già presenta numerose rughe. La campagna, inoltre, mette in luce la capacità di creare dipendenza della nicotina, sin da quando molti giovani utilizzatori ancora pensano di poter smettere quando vogliono.

“La FDA ha collaborato con alcune delle più brillanti e più creative menti per sviluppare un’iniziativa multimediale per rendere i giovani sempre più consapevoli dei rischi che comporta ogni sigaretta, sottolineando le conseguenze che dovrebbero realmente interessare ai giovani”, ha dichiarato in un comunicato stampa Mitchell Zeller, Direttore del Centro per i prodotti contenenti tabacco della FDA. Paradossalmente, mentre in molti adolescenti aumenta la consapevolizza in merito ai danni seri per la salute associati all’uso di tabacco, questi non pensano che tali conseguenze di lungo periodo possano toccare proprio loro. Per questo motivo, la FDA ha optato per indicare alcuni dei costi reali e delle conseguenze associate all’uso di tabacco, focalizzandosi su cose che interessano davvero agli adolescenti, come il loro aspetto fisico o il controllo e l’autonomia sulla propria vita. Prima di varare il lancio della campagna, la FDA ha provato, con numerosi test, quanto questa fosse attrattiva nei confronti del target scelto. Per valutare l’impatto di tali interventi, l’Agenzia punta a monitorare, per due anni, 8.000 ragazzi tra gli 11 ed i 16 anni, al fine di registrare degli eventuali cambiamenti in merito alla conoscenza ed ai comportamenti rispetto all’uso del tabacco.

Nel 2011, la FDA aveva annunciato che avrebbe speso circa 600 milioni di dollari, in 5 anni, per campagne finalizzate alla riduzione delle morti e delle malattie causate dal tabacco. Secondo una legge del 2009, la “Smoking Prevention and Tobacco Control Act”, le Compagnie del tabacco hanno l’obbligo di pagare 115 milioni di dollari per tali campagne di sensibilizzazione. Le prossime campagne coinvolgeranno i giovani adulti tra i 18 ed i 24 anni, le persone che influenzano i teenager, inclusi i genitori, i famigliari ed il gruppo dei pari. Inoltre, saranno coinvolti anche altri gruppi specifici, con campagne dedicate, come minoranze etniche, gay, disabili, militari, donne incinta, persone che vivono in aree rurali e persone a basso reddito.

Adolescenti e giovani adulti sono quelle categorie di potenziali consumatori “funzionali” al rimpiazzo dei fumatori adulti che smettono di fumare o che muoiono ogni giorno. Per questo motivo è cosi importante raggiungerli – non solo attraverso conferenze o con la diffusione di dati statistici - ma soprattutto mediante modi e contenuti che dovrebbero indurre a ripensare il proprio rapporto con il tabacco.

Per quanto riguarda la condizione dei giovani di Roma Capitale, secondo i risultati della ricerca “Minerva” contenuti nella Relazione Annuale sullo stato delle tossicodipendenze per l’annualità 2014, il 64,6% dei giovani tra i 14 ed i 30 anni ha dichiarato di non fumare, il 3,4% consuma sigarette con cadenza occasionale e il 32% ne fa uso abituale. Si è osservata una tendenza verso la significatività tra i due generi rispetto al consumo di sigarette che vede gli uomini prevalere come non fumatori (65,5%) a confronto delle donne (63,7%), mentre sono più queste ultime ad appartenere alla categoria dei fumatori occasionali (32,3%) e abituali (4%) rispetto a gli uomini (rispettivamente 31,7% e 2,8%). Per quanto riguarda la distinzione per classi di età, si sono evidenziate differenze significative. È soprattutto tra i più giovani (14-15 anni), infatti, che si rileva la maggior presenza di non fumatori, con il 72,9%. Tra i partecipanti più grandi (18 - 30 anni), emerge il maggior numero di fumatori abituali (42,4%), mentre i fumatori occasionali sembrano equidistribuirsi nelle tre fasce di età. Inoltre, l’età di esordio del consumo di tabacco si attesta, mediamente, a 13,46 anni.

Meno di un quinto del campione (16,7%) ritiene che fumare tabacco abbia degli effetti positivi: tra questi, il 51% ritiene che il fumo li aiuti ad alleviare l’ansia e lo stress, mentre il 27% dei partecipanti attribuisce al consumo di sigarette degli effetti di rilassamento. Solo il 13% dei soggetti pensa che fumare aiuti a socializzare, mentre il 9% ritiene che la sigaretta possa contribuire a farli sentire alla moda. Oltre la metà dei partecipanti (55,5%) ha dichiarato di desiderare ulteriori informazioni sul fumo. Rispetto alla divisione per fasce di età, si osserva una differenza significativa, per cui sarebbero i ragazzi più giovani, di età compresa tra i 14 e i 15 anni, a dichiarare di desiderare maggiori informazioni sul fumo (59,2%) rispetto ai partecipanti più grandi. Infatti, il 56,3% degli adolescenti, tra i 16 e i 17 anni, e il 47,2% dei partecipanti, tra i 18 e i 30 anni, ha affermato di volere aumentare le proprie conoscenze rispetto al consumo di tabacco.

Inoltre, sempre secondo quanto emerso dall’analisi delle risposte date all’interno della ricerca “Minerva”, appare in maniera inequivocabile che le sostanze maggiormente utilizzate dai giovani romani sono quelle legali, ossia alcol (rilevato nel 39,9% dei casi) e tabacco (32,4%), seguite dalla cannabis (19%). Appare fondamentale, quindi, sviluppare ed integrare sempre più una serie di interventi capillari di prevenzione, in grado di arginare la diffusione delle sostanze legali che, molto spesso, costituiscono il “ponte” verso quelle illegali, come i cannabinoidi o le nuove droghe. Così, con un approccio integrato verso la persona, le Istituzioni, assolvendo il loro dovere di tutela e salvaguardia della persona stessa, potranno educare la popolazione più giovane ad una vita sana e libera da ogni dipendenza patologica, sia centrata sulle sostanze che comportamentale.