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LA LEGALIZZAZIONE DELLA CANNABIS NON RISOLVE IL DISAGIO SOCIALE

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In questi giorni si è riaperto il dibattito sulla liberalizzazione della Cannabis sottovalutando, in maniera pericolosa, gli effetti che l’uso di tale sostanza provoca su chi la assume soprattutto in un momento di crisi come questo, in cui il disagio sociale si manifesta con il consumo di droga, soprattutto con una droga economica. La soluzione per contrastare tale disagio sociale non può essere la legalizzazione in quanto, così facendo, il problema verrebbe eluso e il risultato ottenuto sarebbe solo un incremento delle assunzioni. Si verrebbe a creare un paradosso per cui, attraverso la legalizzazione dei cannabinoidi, ci sarebbe un aumento incontrollato e giustificato dei consumi, con le conseguenti ricadute in termini di pericolo per l’incolumità e la salute, che non fornisce alcuna risposta concreta per far fronte al disagio che ha indotto a tali comportamenti a rischio, lasciando la situazione immutata.

Secondo i dati diffusi dall’OEDT, Osservatorio Europeo delle Droghe e delle Tossicodipendenze, attraverso l’ultima relazione annuale sull’evoluzione delle droghe in Europa riferita all’anno 2012, risulta che la Cannabis è la sostanza illecita maggiormente disponibile sul mercato e il suo consumo risulta in costante aumento, in quanto più economica rispetto alle altre droghe e facilmente reperibile. La sua diffusione è incrementata, oltretutto, dal pericoloso fenomeno delle smart drugs, ovvero le “droghe furbe”, percepite come sostanze naturali e dunque, erroneamente, ritenute meno dannose delle droghe sintetizzate

 

Secondo le stime, la Cannabis è stata utilizzata almeno una volta da circa 80,5 milioni di europei in età compresa tra i 15 e i 64 anni, vale a dire da quasi una persona su quattro, ma il suo consumo si concentra prevalentemente  tra i giovani adulti, tra i 15 e i 24 anni. I rischi causati dall’assunzione di cannabis per la salute dell’individuo sono spesso sottovalutati e, generalmente, ritenuti inferiori a quelli associati ad altre droghe. In realtà, oltre a provocare una serie di effetti a breve termine, quali riduzione della concentrazione e delle capacità motorie, sonnolenza, secchezza delle fauci, tachicardia e arrossamento oculare, può causare una serie di problemi, sia acuti che cronici. A questo proposito, una importante ricerca svedese pubblicata sulla rivista Psychological Medicine, basata su uno studio durato 35 anni, su un campione di circa 50.000 uomini svedesi, ha esaminato la relazione che intercorre tra l’uso precoce di cannabis ed una maggiore predisposizione a sintomi psicotici, quali schizofrenia e allucinazioni. La stessa dimostra come, i cannabinoidi esogeni, ovvero quelli presenti all’interno della cannabis, interagiscono con gli specifici recettori presenti in quelle regioni cerebrali coinvolte nella schizofrenia, a riprova dell’estrema pericolosità della sostanza, in grado di compromettere il regolare sviluppo cerebrale negli adolescenti. C'è una forte evidenza che l'uso di cannabis aumenti il rischio di psicosi, fino alla schizofrenia, ma i rapporti tra l’uso di cannabinoidi e i diversi disturbi ad esso associati sono ancora poco conosciuti: da qui l’importanza di continuare a investire nella ricerca. Ad avvalorare tale ricerca c’è un altro studio, svolto dall’Università di Durham e pubblicato sul Proceedings of the National Academy of Science, dal quale emerge come, a livello neurologico e psicologico, la cannabis, se usata regolarmente, comprometta le funzioni di ragionamento degli adolescenti nella fase di sviluppo. L’importante studio è stato condotto su un gruppo di 1.037 bambini della cittadina di Dunedin in Nuova Zelanda. Tutti i partecipanti, monitorati dai 13 ai 38 anni, sono stati sottoposti a una serie di test psicologici per valutare la memoria, la velocità di elaborazione, il ragionamento e l’elaborazione visiva. Dallo studio è emerso che i soggetti che avevano fatto uso di cannabis, fin dall’adolescenza hanno ottenuto i risultati peggiori nella maggior parte dei test, mostrando una diminuzione del Quoziente Intellettivo di circa 8 punti percentuali. Il declino delle capacità cerebrali si è dimostrato tanto più accentuato quanto più si era giovani quando si è iniziato ad assumere la sostanza con regolarità, in quanto il cervello, ancora in fase di organizzazione, è maggiormente vulnerabile.

 

Coerentemente con la strategia dell’ Unione Europea in materia di droga per il periodo 2013-2020, occorre incentivare le politiche di prevenzione per ridurre la domanda e l’offerta di droga all’interno dei paesi membri. Per diminuire i rischi ed i danni per la salute risulta necessario un approccio strategico che favorisca interventi precoci, selettivi ed adeguati per ogni dipendenza, soprattutto nei confronti degli adolescenti, come fatto dall’Agenzia Capitolina sulle Tossicodipendenze, che ha reso Roma Capitale “best practice” in Europa. I risultati importanti ottenuti dall’Agenzia Capitolina sulle Tossicodipendenze, a partire dal 2009, sono il frutto di una radicale innovazione metodologica, anche dal punto di vista amministrativo e informatico. Il lavoro svolto dall’ACT, così condotto, ha permesso di realizzare una nuova strategia di intervento, che mette al centro la tutela ed il recupero integrale della persona, con un’attenzione particolare ai giovani e alle famiglie.