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LA NUOVA ZELANDA LEGALIZZA TUTTE LE DROGHE SINTETICHE

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La Nuova Zelanda, un paese con poco più di 4 milioni di abitanti sparsi su due isole principali ed una miriade di isolette, non rappresenta un mercato attraente per il mercato delle droghe tradizionali. Per cui, da sempre, si è sviluppato un mercato di produzione interna di droghe sintetiche, portando i neozelandesi a diventarne i principali consumatori nel mondo.

Nel mese di luglio, la nuova legge sulle sostanze psicoattive arriva alla terza ed ultima lettura all'Assemblea Nazionale neozelandese. Questa legge permette di legalizzare alcune “legal high”, nuovi prodotti di sintesi creati per imitare gli effetti delle droghe illecite e non sottostare ai relativi controlli. Secondo il rapporto mondiale sulle droghe 2013, mentre le droghe tradizionali come eroina o cocaina sono stabili, infatti, i consumi dei nuovi prodotti di sintesi (NPS) si espandono in tutti i continenti. Gli Stati membri dell'ONU ne hanno segnalate 251 a metà del 2012 rispetto alle 166 della fine del 2009, cioè un aumento del 50%.

 

Il numero delle NSP, per la prima volta, supera quello complessivo delle sostanze sotto controllo internazionale. Così il parlamento, per contrastare la vendita e il consumo di droghe sintetiche, ha approvato, nel luglio 2013, la Psichoactive Substances Bill che prevede un meccanismo di licenza per i produttori che garantiscono, con un procedimento simile a quello utilizzato per il monitoraggio dei farmaci, che i loro prodotti provochino un “basso danno” ai consumatori, con l’impegno di vietarne la vendita ai minori. È stata costituita dal governo una nuova authority, supportata da un comitato di consulenti tecnici indipendenti, sui prodotti per i quali verrà chiesta l'approvazione. Insomma, saranno gli stessi chimici a informare il governo delle nuove sostanze che sintetizzeranno. I produttori hanno un mese di tempo per dimostrare che la sostanza, venduta per un periodo di almeno sei mesi, non abbia provocato effetti nocivi. Solo così potranno ottenere una licenza, che ne autorizza la produzione e vendita, della durata di tre anni. La lista delle sostanze, dei produttori e degli “spacciatori”, è reperibile online sul sito del Ministero della Salute neozelandese.

 

 

Il modello di legge proposto dalla Nuova Zelanda sembra puntare soprattutto sull’aspetto economico della questione piuttosto che sulla tutela dei consumatori: promuovere un’industria legale e controllata di prodotti che imitano gli effetti di sostanze illegali può far entrare, nelle tasche dello Sato, molti più soldi rispetto a quelli che dovrebbero essere spesi per le attività di monitoraggio e di contrasto. In questo modo, lo Stato delega ai produttori il controllo delle loro stesse sostanze. Tutto questo fa pensare che lo Stato sottovaluti gli effetti, sulla salute dei consumatori, che queste sostanze sintetiche possono provocare, nonostante l’apparente dimostrazione, da parte dei produttori, del basso grado di pericolosità per l’organismo. La domanda sorge, così, spontanea: uno Stato che opera in questo modo tutela veramente i cittadini? I risparmi che si ottengono nel “qui ed ora”, lasciando ai produttori l’onere di analizzare le sostanze sintetiche che essi stessi producono, saranno sostituiti da maggiori costi sociali per contrastare gli effetti di lungo periodo sulla popolazione? La possibilità di certificare le proprie sostanze, rivolgendosi a laboratori di fiducia, potrebbe innescare un meccanismo di tipo corruttivo per cui, in cambio di denaro, i risultati potrebbero essere manomessi e falsati, in base a precise richieste di parte. Inoltre, tale tipo di approccio, non tiene conto delle motivazioni, quindi della dimensione psicologica del problema, che portano una persona ad assumere sostanze psicoattive, non intervenendo in alcun modo sotto il profilo sociale della questione ossia in quel superamento degli elementi di disagio che hanno scatenato il comportamento deviante.

Questi comportamenti si ripercuoterebbero negativamente sulla salute dei consumatori che acquistano queste droghe sintetiche, il più delle volte incoscienti degli effetti che possono procurare. Difatti, anche se i risultati sperimentali dimostrano che una certa sostanza non produce alterazioni permanenti per la salute, non è detto che la stessa sostanza non possa generare conseguenze indirette legate all’assunzione come, ad esempio, innescare un indicente stradale. Da questo punto di vista, lo Stato neozelandese non tutela né il singolo, che consuma la sostanza sintetica, né i cittadini della comunità, che possono subire danni per la propria incolumità a causa di coloro che assumono droghe legalizzate. Non bisogna dimenticare, infine, che il prodotto venduto rimane, in primis, una droga sintetica ossia un composto chimico che, in ogni caso, contiene principi attivi simili a quelli di sostanze in grado di produrre alterazioni a vari livelli fisiologici, procurando gli stessi effetti di una droga tradizionale.