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GRECIA: QUANDO LA VERA CRISI DI UNA NAZIONE NON E’ SOLO QUELLA ECONOMICA

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Alla fine del 2009, il Presidente George Papandreou ha dichiarato il rischio di bancarotta della Grecia; da allora la popolazione ellenica si è trovata a combattere contro una devastante crisi economica attraverso una serie di interventi per la riduzione della spesa pubblica, di matrice europea.

Nella primavera del 2012, la polizia greca, in seguito a un blitz, in alcune case chiuse di Atene, arrestò un centinaio di prostitute, di cui 17 di queste risultarono essere sieropositive. La decisione “shock” dell’allora Ministro dell’ordine pubblico fu quella di pubblicare foto e nominativi di quelle affette da HIV, scatenando l’ira dei media e delle Ong. I vari blitz nella Capitale e la conseguente accusa verso le prostitute malate, furono il risultato di una delle misure adottate per fronteggiare la crisi.

Il sistema sanitario greco ha bisogno di essere riformato e il piano della delegazione formata dagli emissari della Banca Centrale Europea, del Fondo Monetario Internazionale e dell’Unione Europea, incaricati di occuparsi del possibile default greco, si basava sull’obiettivo di tenere la spesa sanitaria sotto la soglia del 6% rispetto al PIL. Per raggiungere tale obiettivo, il Governo iniziò a decurtare fondi in tutti i settori finanziati e, in particolare, dai programmi di prevenzione.

 

 

A seguito di tali scelte, nel 2011, si registrarono 954 nuovi casi di infezioni di HIV, il 52% in più rispetto al 2010 e oggi, dopo tre anni, le cifre sono terribilmente spaventose: un incremento dei contagi pari al 1.500%. Quando nel 2011, gli epidemiologi del Centro Ellenico per il Controllo e la Prevenzione delle malattie cercarono di capire le ragioni di questo incremento esponenziale, individuarono, come principali ragioni, lo scambio di aghi infetti e l’aumento della prostituzione al fine di ottenere soldi per comprare droga

 

 

Tali dati vengono confermati da uno studio commissionato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità secondo il quale, tra gli effetti della crisi economica che ha colpito la Grecia, c’è stato un aumento di contagiati dal virus dell’HIV. L’elemento più agghiacciante è l’ipotesi per cui la metà di questi nuovi contagi sia stata voluta e consapevole, in virtù del fatto che il Governo greco garantisce, ai malati di Aids, un sussidio mensile di circa 700 euro al mese.

In una situazione già fortemente compromessa, nelle vie del centro di Atene, tra vetrine vuote e negozi ormai chiusi, prende sempre più piede lo spaccio di nuove droghe sintetiche, prodotte in casa e vendute a 5 euro a dose: le cosiddette “Droghe dell’Austerity”. Tra queste, le più assunte sono la Thai e la Sisa, due droghe che non lasciano alcuna via d’uscita. La prima è una “brutta copia” dell’eroina thailandese: chimica al 100%, creata in casa dagli spacciatori mixando una minima dose di eroina con shampoo, sale da cucina, olio di motore, calcestruzzo e detersivi. Gli effetti dichiarati da chi ne ha fatto uso sono la difficoltà nel linguaggio, la privazione di emozioni e, dopo un breve periodo di assunzione, delle capacità intellettive. La Sisa è una sostanza ancora più pericolosa della Thai perché, in pochi istanti, dà come effetti aggressività e violenza. È composta da un mix di amfetamine, polvere contenuta nei neon e liquidi tossici, come l’acido delle batterie delle auto, l’ingrediente principale. La trasformazione fisica e psichica dopo l’assunzione è imminente: tensione muscolare facciale, irrequietezza, rabbia, perdita di controllo. Gli effetti fisici , dopo alcune assunzioni, sono delle vere e proprie piaghe: la Sisa “mangia” la pelle, corrodendo e bruciando le parti del corpo con cui entra in contatto. Al momento, non ci sono studi scientifici in grado di mettere in evidenza gli effetti prodotti da tali droghe sugli organi interni del corpo umano.

Le strade della capitale ellenica sono stracolme di tossicodipendenti che chiedono l’elemosina per comprare una dose da iniettare alla luce del sole. Per cercare di arginare e limitare questo fenomeno di degrado a cielo aperto, e per cercare di ridurre il costante aumento di contagi a causa dello scambio di siringhe, lo scorso mese è stata aperta la prima “stanza del buco”, dove i tossicodipendenti attivi ricevono un kit sterile gratuito contenete siringa, tampone e laccio emostatico, oltre ad essere sotto la supervisione di medici e infermieri. Questa, però, rappresenta un tentativo di soluzione che, evidentemente, non è in grado di risolvere il problema poiché la natura della questione non è epidemiologica, bensì sociale. Per tali motivi, quindi, la risposta di cui si necessita, innanzitutto, dovrebbe essere di impronta sociale.

In un contesto di crisi, come potrebbe essere anche quello italiano, occorre avere un approccio sistemico e ragionato rispetto alla questione, così da evitare che i cittadini, sopraffatti dal generale trend negativo, assumano comportamenti lesivi che possano condurre alla contrazione del virus dell’HIV. Per tali motivi, appare opportuno intervenire a monte, attraverso percorsi di prevenzione, per evitare l’esposizione all’HIV, in aggiunta agli interventi di riduzione del danno, disintossicazione, cura e reinserimento socio lavorativo. In tal modo si permette alla persona tossicodipendente di seguire una catena terapeutica che vada dalla prima accoglienza al pieno reinserimento nella comunità e, allo stesso tempo, dissuadere i soggetti a rischio da comportamenti letali come iniettarsi il virus dell’HIV.