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RAGAZZI, NON “BEVIAMOCELA”

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Il consumo di alcol ha origini molto antiche: che si tratti di vino, birra o distillati, il suo uso è radicato nella cultura popolare sin dalla notte dei tempi. Gli egizi lo rappresentavano nei loro pittogrammi; il Cristianesimo ha fatto, del vino, un elemento rituale; il sedicesimo secolo è stato il periodo d’oro delle grandi produzioni e commercializzazioni di grappe e distillati, fino ad arrivare ai giorni nostri, dove il caratteristico consumo sociale sta lasciando il posto ad un uso estremo che, di conseguenza, porta verso un aumento della dipendenza da alcol. Dalla lettura delle notizie di cronaca, appare immediata la gravità della situazione: l’alcol è il primo fattore di rischio di invalidità, mortalità prematura e malattia cronica. La pericolosità di tale sostanza è insita nel suo essere legale, in quanto risulta molto difficile tenere sotto controllo l’assunzione perché ritenuta di uso comune, quindi socialmente tollerato.

Cosa si sa veramente sugli effetti di questa sostanza? Le bevande alcoliche contengono l’etanolo (o alcol etilico), una molecola liquida incolore che, entrando nel flusso sanguigno, riesce rapidamente a diffondersi in tutto l’organismo. Il consumo continuativo di tale sostanza porta all’assuefazione e, nel tempo, genera dipendenza fisica e psicologica che, in caso di una brusca interruzione nell’assunzione, può causare vere e proprie crisi di astinenza: il così detto Delirium Tremens.

 

 

Dall’elaborazione dei dati raccolti attraverso la ricerca “Minerva”, ideata e condotta dall’Agenzia Capitolina sulle Tossicodipendenze, Istituzione di Roma Capitale, in collaborazione con l’Università “Sapienza” di Roma, emerge che, in media, nel campione tra i 14-30 anni preso in esame, il primo contatto con le bevande alcoliche avviene nella fascia d’età che va tra i 12 e i 13. Il fenomeno che desta maggiore apprensione, però, non è direttamente collegato all’assunzione quotidiana di birra o vino, bensì al consumo di superalcolici, in grandi quantità, lontano dai pasti e in un arco temporale ristretto. Questo è il fenomeno del “Binge Drinking”, consistente nell’assunzione consecutiva di cinque o più drink per gli uomini e di quattro o più drink per le donne, con il solo scopo di bere fino ad ubriacarsi. Questo fenomeno è cresciuto notevolmente, in particolare per quel che riguarda la fascia tra i 17-18 anni (42,9%), età in cui il consumo di alcol è più dannoso perché agisce su un sistema nervoso ancora molto vulnerabile ad agenti tossici, quindi facilmente compromettibile, senza tralasciare che il Binge Drinking, nel medio termine,  può causare danni irreversibili all’ippocampo, una parte del cervello che svolge un ruolo importante nella memoria a lungo termine. Dalla Relazione annuale sullo stato delle tossicodipendenze nel territorio di Roma Capitale, si evince come oltre un terzo del campione analizzato (35,4%) abbia bevuto, nella stessa serata, più di cinque bicchieri, per i ragazzi, o più di quattro, nel caso delle ragazze. Da un’indagine Eurobarometro emerge che, nonostante l’Italia ricopra i posti più bassi della graduatoria europea per utilizzo di alcol pro-capite, un italiano su quattro consuma quotidianamente tale sostanza, ossia quasi il doppio della media dell’Ue. Questi dati sono confermati dall’aumento costante delle persone alcol-dipendenti prese in carico dai servizi pubblici di recupero e riabilitazione.

Uno dei dati più preoccupanti emersi dalla ricerca “Minerva” è quello relativo alla percezione degli effetti positivi legati a tale sostanza, ritenuta in grado di favorire disinibizione (40%), socializzazione (31%), divertimento (18%) e, infine, rilassamento (19%) in chi la usa. Nonostante le conoscenze che si hanno sui danni provocati dall’alcol siano sempre maggiori, un’alta percentuale del campione analizzato è convinta degli aspetti positivi derivanti dall’assunzione di tale sostanza: il rischio più grande che si corre è proprio la non percezione del pericolo. Ad esempio, particolarmente significativa appare la storia di Patrick, un giovane ragazzo italo-irlandese che, dopo una serata di lavoro, si fermò a bere con degli amici e, nel ritornare a casa, venne travolto da un auto fuori controllo, restando alcuni giorni in coma. Trovato positivo all’alcol test, grazie al protocollo siglato dall’Agenzia Capitolina sulle Tossicodipendenze con il PID- Pronto Intervento Disagio, Patrick ha deciso di svolgere un periodo di lavoro di pubblica utilità presso l’Agenzia. A seguito di tale esperienza, il nostro amico è riuscito a superare quel momento difficile e a migliorare la sua vita, divenendo oggi un agente di prevenzione in grado di aiutare gli altri, attraverso la propria esperienza, a non incorrere più nelle insidie dell’alcol.