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Record nella produzione dell’oppio in Afghanistan

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Secondo il “Rapporto sulla produzione di oppio in Afghanistan 2013”, presentato in questi giorni dall'Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine (UNODOC), si è registrato un clamoroso boom nella produzione di oppio. Questa ha raggiunto, nell’anno in corso, le 5.500 tonnellate (+50%) mentre l'estensione delle coltivazioni di papavero sono passate da 154.000 ettari a 209.000 (+36%). Inoltre, come evidenzia il Rapporto, il dato sarebbe potuto essere ancora più allarmante se non si fossero presentate condizioni meteorologiche sfavorevoli nelle regioni del sud e dell'ovest.

Il dato record supera il picco dei 193.000 ettari registrati nel 2007, in linea con la tendenza registrata a partire dal 2011, anno di avvio della progressiva riduzione del contingente Nato. Tale dato potrebbe derivare anche dalla volontà dei contadini di racimolare qualche risparmio, con la vendita sul mercato del narcotraffico internazionale, in previsione dell’incertezza politica nella regione che seguirà al ritiro delle truppe nel 2014. In Afghanistan il 90% della produzione di oppio è concentrata in nove province incluse quelle dove è più forte la presenza dei talebani. Nella sola provincia di Helmand, dove viene coltivata la metà delle piantagioni, avuto un aumento del 34% negli ultimi 12 mesi. Tale aumento dell’offerta di oppio ha portato alla riduzione delle province "poppy free" da 17 a 15, su 34 totali.  Gli agricoltori preferiscono non convertire le coltivazioni proprio per la reddittività della droga: mentre un chilo di grano viene 41 centesimi di dollaro, un chilo di oppio rende quasi 200 dollari dimostrandosi “competitivo” in termini di guadagno netto. Il valore della produzione ammonta a circa il 4% del Pil e va a rimpinguare le tasche dei narcotrafficanti.

 


Tra i derivati dell’oppio troviamo l’eroina (diacetilmorfina), una sostanza illegale che dà una forte dipendenza, ricavata dalla morfina. Generalmente, si vende sotto forma di polvere, bianca o marrone, o di sostanza nera appiccicosa. Comunemente si vende tagliata con altre droghe o sostanze, a volte anche con veleni: tali incertezze pongono, chi la assume, a forte rischio di overdose. In aggiunta, lo scambio di liquidi o di siringhe può determinare l’epatite B e C, l’HIV e altri virus trasmessi attraverso il sangue, che i tossicodipendenti possono trasmettere a loro volta.

 

L’eroina passa velocemente dal sangue al cervello: qui si trasforma in morfina e rapidamente si lega ai recettori degli oppioidi, generando sensazioni di benessere. Proprio la rapidità nel generare effetti, e la percezione di tale piacere, crea la dipendenza psicologica da tale sostanza oltre a generare, anche, crescenti condizioni di tolleranza e di grave dipendenza fisica. Il tossicodipendente passa la propria vita a ricercare e consumare droga: con la dipendenza fisica, il corpo si abitua alla presenza della sostanza e, quando questa viene meno, compare la sindrome d’astinenza che si manifesta attraverso inquietudini, dolori, insonnia, diarrea, vomito, brividi e tremori. Dal punto di vista medico, chi si inietta l’eroina rischia di avere vene cicatrizzate o collassate, infezioni batteriche nei vasi sanguigni ed alle valvole del cuore, ascessi, infezioni dei tessuti, malattie epatiche o renali, polmonite e tubercolosi. Molti degli additivi che si trovano nell’eroina possono includere sostanze che non si dissolvono nel corpo facilmente e che ostruiscono i vasi sanguigni che vanno ai polmoni, al fegato, ai reni o al cervello.

Uscire dall’incubo dell’eroina è possibile. Occorre un corretto percorso terapeutico ed uno sforzo per ritrovare se stessi. L’Agenzia Capitolina sulle Tossicodipendenze, Istituzione di Roma Capitale, mette a disposizione di tutta la cittadinanza romana il servizio, anonimo e gratuito, di Ascolto, Informazione ed Orientamento, raggiungibile al Numero Verde 800.52.79.55. Attraverso un supporto psicologico sarà possibile ricevere un aiuto concreto in grado di condurre verso una vita libera dalla dipendenze dalle droghe.