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Chi fuma la Marijuana sin da giovane corre il rischio di avere un quoziente intellettivo più basso

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Diverse ricerche scientifiche evidenziano la pericolosa relazione tra l’assunzione abitudinaria di cannabinoidi sin dalla giovane età e la di munizione del quoziente intellettivo in età adulta.

I cannabinoidi esogeni, ossia quelli che si trovano nella cannabis e nei suoi derivati, interagiscono con i recettori presenti nelle varie aree del cervello. Un gran numero di questi recettori sono presenti in aree cerebrali che sono fondamentali per il controllo dei propri comportamenti, per l’interpretazione della realtà che ci circonda e per percepire gli stimoli provenienti dall’esterno: in altre parole, l’alterazione di questi recettori altera i meccanismi volontari di percezione ed interazione con la realtà. Oltre ad incidere negativamente sulla memoria, sull’attenzione, sull’apprendimento e sulla rapidità di reazione, queste sostanze influenzano negativamente anche il regolare processo di formazione e sviluppo del cervello.

 

Da una ricerca svolta dall’Università di Durham e pubblicata sul Proceedings of the National Academy of Science, emerge come a livello neurologico e psicologico la cannabis usata regolarmente comprometta le funzioni di ragionamento degli adolescenti nella fase di sviluppo, confermando la loro vulnerabilità alle sostanze psicoattive e la pericolosità di tale sostanza, molto spesso sottostimata.

 

I ricercatori hanno analizzato il livello del quoziente intellettivo di 1000 persone, nate tra il 1972 ed il 1973, nella cittadina neozelandese di Dunedin. Questi, sono stati seguiti dall’adolescenza sino al compimento del 38° anno di età e sono stati regolarmente sottoposti ai più comuni test di logica, memoria ed intelligenza. L’elaborazione dei risultati traccia un solco profondo sul terreno della pericolosità di tale sostanza: il gruppo di persone che ha fatto uso regolare di cannabinoidi nella fase dello sviluppo del cervello ha registrato un calo dell’8% rispetto al gruppo che non ha fumato marijuana. Il declino delle capacità cerebrali si è dimostrato tanto più accentuato quanto più si era giovani quando si è iniziato ad assumere la sostanza con regolarità. Questo declino mostra proprio quali siano gli effetti neurologici dei cannabinoidi sui cervelli in formazione.

Considerati tali dati, le istituzioni hanno il compito di promuovere attività di informazione e di prevenzione, tali da permettere, alla persona, di formarsi nella maniera più sana possibile, attraverso la prevenzione del disagio mediante la promozione dell’agio. Secondo quanto emerge dall’elaborazione dei dati raccolti attraverso la ricerca Minerva, condotta dall’Agenzia Capitolina sulle Tossicodipendenze – Istituzione di Roma Capitale, il 51% degli intervistati ha dichiarato di non essere a conoscenza dei danni provocati dal fumo di cannabinoidi . Sono soprattutto gli abitanti dell’ex Municipio IV, con il 62,5%, a segnalare la maggiore  conoscenza dei problemi legati al consumo di cannabinoidi, mentre i residenti dell’ex Municipio III sono quelli che indicano di avere minori informazioni su questo tema (33,3%).

Per quanto riguarda la percezione dei danni generati, vi è una credenza abbastanza diffusa a non considerare la cannabis come una sostanza che provoca dipendenza (18%) o che crea effetti psicologici di ansia (10%); i danni connessi ad aspetti fisici riguardano il 41% delle risposte, mentre i problemi neuropsicologici, quali difficoltà di memoria, di apprendimento e di attenzione rappresentano il 31% dei pareri dei soggetti.Poco più di un quinto del campione (21,3%) ritiene che fumare cannabinoidi abbia degli effetti positivi. Il 78,7% ritiene che non abbia effetti positivi. Sono soprattutto gli abitanti dell’ex Municipio II, con il 34%, e dell’ex Municipio I con il 31,3%, ad attribuire conseguenze favorevoli al consumo di cannabinoidi.

Per quanto riguarda la distinzione per classi di età, è soprattutto tra i più giovani (14-16 anni) che si rileva la maggior presenza di non fumatori di cannabinoidi, con l'85,7%, mentre è tra ragazzi di 17-18 anni che troviamo il maggior numero di fumatori abituali con il 13,8% e di fumatori occasionali (11,9%). Coloro che attribuiscono maggiormente effetti positivi al fumo di cannabinoidi sono soprattutto gli adolescenti tra 17 e 18 anni (26,3%), rispetto ai partecipanti tra 14 e 16 anni (19,4%) e tra 19 e 30 anni (19,7%).

Come possiamo notare, le classi di età coinvolte nella ricerca sono quelle maggiormente a rischio. Per tale motivo, appare necessario un sistema di interventi in grado di prevenire e ritardare l’età di primo contatto con le sostanze, promuovere stili di vita sani che siano alternativi a quelli che possono condurre verso comportamenti pericolosi per il corretto sviluppo psicofisico e che siano in grado di far diffondere, tra i pari, buone prassi ed informazioni necessarie per scegliere di vivere una vita libera dalle droghe e da ogni condizionamento.