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LE AMFETAMINE E I LORO EFFETTI COLLATERALI SUL BENESSERE PSICOFISICO

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Le amfetamine sono quel gruppo di sostanze sintetiche caratterizzate dal generare effetti stimolanti a carico del sistema nervoso centrale. Inizialmente, queste sostanze erano utilizzate in ambito medico per sopprimere l’appetito, regolare il peso, trattare disturbi mentali e comportamentali. Oggi, con l’eccezione di alcuni farmaci contro l’obesità, le amfetamine non sono più utilizzate in medicina ma hanno fatto il loro ingresso nel mercato delle droghe sotto forma di pasticche, capsule o polvere e possono essere assunte per via orale, sniffate o iniettate. In questa nuova veste, provocano stati di euforia, eccitazione, loquacità e sono assunte per rimanere svegli e ballare tutta la notte. Come se non bastasse, vengono usate anche perché ritenute in grado di migliorare la performance del cervello e dell’apprendimento in vista degli esami, aumentando la concentrazione e riducendo al minimo la fatica e il sonno. Dietro a questi effetti iniziali,  solo apparentemente positivi, le amfetamine celano caratteristiche controproducenti per la salute e il benessere psicofisico dell’organismo: sopprimono l’appetito, il sonno e la stanchezza, alterando il ritmo sonno-veglia e provocando gravi danni al sistema nervoso centrale.

 

Secondo quanto emerge dalla Ricerca Minerva, il 51% degli intervistati dichiara di non essere a conoscenza dei danni provocati dalle sostanze stupefacenti in generale, con una netta preponderanza della popolazione maschile. Oltre il 48% di coloro che dichiarano di conoscere i danni cagionati dalle sostanze, invece, ritiene che questi si limitino solamente alla dimensione degli effetti fisici, sottostimando notevolmente gli effetti dell’assuefazione e dell’astinenza (24%), degli effetti neuropsicologici (17%) e degli effetti psicologici (12%). Fortunatamente, solo il 7,6% degli intervistati ritiene che le sostanze stupefacenti abbiano effetti positivi ed oltre il 54% del campione dichiara di essere interessato ad acquisire nuove informazioni.

 

Alla luce di questo quadro, per salvaguardare la salute psicofisica dei giovani, appare necessario svelare, abbattere e smentire i falsi miti legati all'uso delle amfetamine: non aumentano la performance del cervello, non eliminano la fatica e lo stress, non annullano il sonno per poter ballare tutta la notte. L’organismo ben presto inizierà a sviluppare tolleranza per questi effetti euforizzanti e richiederà dosi sempre più massicce per ritornare a provarli. Il risultato finale sarà solo un progressivo decadimento psicofisico, un affaticamento precoce corredato da insonnia, alterazioni repentine d’umore, comportamenti aggressivi e depressivi.

Analogamente, vale la pena soffermarsi per ragionare sul presunto aumento della performance intellettuale collegata dall’uso di tali sostanze. Abbassando lo stimolo della stanchezza e del sonno, queste non si azzerano ma viene data solo l’illusoria mancanza di percezione di tali sensazioni. Gli studenti dovrebbero chiedersi qual è il senso di prendere questi stimolanti per studiare e arrivare ad un esame nella fase discendente provocata dalla sostanza. Le anfetamine provocano un calo delle capacità cognitive e di apprendimento, un senso di stanchezza cronica e continuativa, senso di spossatezza e apatia, con conseguenze negative a livello fisico, cognitivo, relazione e motivazionale, tutte condizioni negative rispetto alla necessità di performare al massimo nello studio e nella vita.