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La Commissione Europea contro le nuove sostanze psicoattive

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La Commissione Europea ha presentato, nei giorni scorsi, un’iniziativa legislativa volta a rafforzare la capacità dell’Unione Europea di rispondere alle nuove sostanze psicoattive. La proposta prevede che le sostanze nocive siano rapidamente ritirate dal mercato, fermo restando il legittimo uso industriale e commerciale delle componenti chimiche in questione, in linea con i dati presentati dall’Osservatorio Europeo delle Droghe e delle Tossicodipendenze (OEDT) e dall’Europol.

La proposta è stata presentata dalla Vicepresidente Reding, assieme al Vicepresidente Tajani e al Commissario Borg. «Le nuove sostanze psicoattive sono un problema sempre più grosso in Europa, che comporta gravi rischi soprattutto per i giovani. Con un mercato interno senza frontiere, dobbiamo dotarci di norme comuni a livello dell’UE per affrontare il problema» ha affermato la Vicepresidente Viviane Reding, Commissaria UE per la Giustizia, in un comunicato. «La Commissione ha presentato oggi la proposta di una legislazione forte in materia di nuove sostanze psicoattive, che consentirà all’UE di fornire una risposta più rapida ed efficace, nonché di rimuovere immediatamente le sostanze nocive dal mercato su base temporanea».

 

Le nuove sostanze psicoattive rappresentano un problema sempre maggiore in Europa: il numero delle sostanze rilevate è triplicato tra il 2009 e il 2012. Solo nel 2013 è stata segnalata, in media, più di una nuova sostanza alla settimana. La facile reperibilità su internet ed il rapido passaggio da uno Stato all’altro, rendono necessario un intervento congiunto a livello europeo. Il modello di controllo istituito nel 2005, volto ad individuare e vietare le nuove droghe, non è più in grado di rispondere alle nuove sfide. Attualmente, la procedura per sottoporre una sostanza a misure restrittive richiede due anni. Inoltre, i criminali possono eludere le misure di controllo semplicemente apportando piccole modifiche alla struttura chimica della sostanza, senza eliminare le gravi conseguenze per la salute. Il carattere binario del sistema attuale, che prevede due sole opzioni (misure penali o nessun intervento), ostacola la capacità dell’Unione di agire, non permettendole di considerare opzioni efficaci per adottare misure di controllo sui rischi per la salute che siano rapide e mirate.

La proposta della Commissione intende migliorare e accelerare la capacità dell’Unione di combattere le nuove sostanze psicoattive, attraverso:

  • Una procedura più rapida - l’Unione potrà adottare decisioni entro dieci mesi. In casi particolarmente gravi, la procedura sarà ancora più breve in quanto sarà possibile ritirare immediatamente le sostanze dal mercato per il periodo di un anno, sottraendo la sostanza dalle disponibilità dei consumatori, in attesa di un’approfondita valutazione dei rischi;
  • Un sistema più proporzionato: le sostanze che presentano un rischio moderato saranno soggette a restrizioni nel mercato mentre le sostanze che presentano un livello di rischio elevato saranno bandite. Solo nei confronti delle sostanze che comportano gravi rischi per la salute dei consumatori saranno introdotte norme di diritto penale.

Occorrerà prestare molta attenzione nella definizione dei parametri di valutazione legati al rischio insito in ciascuna sostanza. Di che tipo di droghe stiamo parlando?

Il termine “Designer-drugs” è usato per descrivere sostanze create per raggirare le vigenti norme di legge. Generalmente vengono sintetizzate modificando la struttura molecolare di altre droghe o creando sostanze con strutture chimiche completamente differenti che producono effetti simili a quelli causati dalle droghe tradizionali. Preparati clandestinamente da “chimici” dilettanti, i c.d. “cookers”, questi composti possono essere iniettati, fumati, inalati e ingeriti. Le tre maggiori principali basi per le designer-drugs, sono la fenciclidina, le anfetamine/metanfetamine e il fentanyl.

Le smart-drugs (droghe furbe), sono diffuse come sostanze naturali, inducendo le persone a farne uso per via  dell’erronea percezione per cui un elemento presente in natura sarebbe meno dannoso di uno sintetizzato. Queste sostanze vengono assunte con l’illusione di potenziare le funzioni e le abilità del cervello, migliorando le capacità di apprendimento e di memoria. Presentate sul web come prodotti naturali, “scivolano” tra le maglie della legislazione e finiscono direttamente negli scaffali degli “smart shops”, dove vengono vendute sotto forma di incensi, pasticche o erbe.

Negli smart shop vengono commercializzati prodotti che si suddividono, fondamentalmente, in funzione dell’essere pronti o meno per l’uso. Tra i primi si annoverano pillole, gocce, bevande, “canne” preparate con erbe aromatiche, “snuffs” vegetali, etc. Tra i secondi, invece, figurano veri e propri “preparati”, come decotti o infusi. A tale tipologia definita “al naturale”, bisogna aggiungere la presenza di prodotti “in misture”, che possono rivelarsi ancor più dannosi perchè il principio attivo è stato concentrato rispetto al prodotto “naturale”.

Le modalità di assunzione di tali sostanze sono variabili: alcune vengono consumate con il supporto di strumenti come pipe ad acqua (bong) o vaporizzatori, altre vengono assunte per via orale. La maggior parte delle smart drugs sono vegetali e sono sostanze stimolanti. Possono genericamente essere suddivise in:

  • Prodotti caffeinici
  • Prodotti efedrinici
  • Afrodisiaci
  • Eco-drugs

Nonostante la proposta della Commissione sia un primo passo in avanti nella determinazione dei rischi correlati all’uso delle “droghe furbe”, la direzione – auspicata - di un intervento pubblico sarebbe quella che porta verso una totale eliminazione della facoltà di commerciare prodotti e sostanze psicoattive prive di una certificazione che attesti la mancanza di pericoli per la salute, permettendo alle giovani generazioni di crescere in una condizione drug-free ed al riparo dai possibili rischi delle dipendenze. Inoltre, sarebbe opportuno inserire, in questo pacchetto, una serie di interventi dedicati alla promozione degli stili di vita sani ed alla corretta informazione sui rischi reali propri di queste sostanze e sul pericolo di indurre dipendenza.