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Comunità di Riabilitazione Residenziale

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Capienza: 60 posti
Sede: Strada Statale 71, Km. 73-Località Campo Grande- 06062 Città della Pieve (PG)
Tel./Fax: 0578.29.95.63
Apertura: h24

Finanziamento: Agenzia Capitolina sulle Tossicodipendenze, Istituzione di Roma Capitale. 
Ente gestore: Raggruppamento con capofila “CeIS - Centro Italiano di Solidarietà Don Mario Picchi” e partner “Cooperativa Integra”

 

 

La Comunità di Riabilitazione Residenziale è un servizio di soglia medio-alta con una finalità di diagnosi e cura.

 

6 Psicologi;

5 Psicologi Psicoterapeuti;

1 Educatore Professionale;

2 Operatori Sociali.

Gli operatori sono divisi in quattro equipe di lavoro: tre per ciascun nucleo operativo. A capo di ciascuna equipe (tre Psicologi ed un Operatore Sociale) vi è un Coordinatore. Tutte le equipe e tutti i coordinatori fanno capo al Responsabile della Comunità (psicologo). Per alcune prestazioni specifiche il Servizio impiega figure professionali esterne (uno psichiatra per le attività di supervisione clinica, professionalità varie per la formazione). Periodicamente sono presenti in comunità Volontari e tirocinanti.

 

Il carattere modulare della soglia si presta a connotare le diverse fasi del programma: è media per l’ingresso nella fase di accoglienza residenziale ed alta per l’accesso alla fase di trattamento propriamente detta. Per ciò che riguarda la diagnosi, gli operatori del Servizio si impegnano a valutare, insieme alla persona accolta, il grado ed il tipo di disagio che investe tutte le aree della sua vita (fisica, psichica, familiare, sociale, legale, lavorativa). Considerate anche le risorse di cui la persona dispone si determina il suo bisogno di trattamento in ciascuna area. Per trattamento, cura o terapia, si intende la messa in atto di interventi tesi a favorire processi di cambiamento, di sviluppo e di miglioramento delle condizioni generali della persona. A tale proposito, le persone vengono selezionate sulla base della domanda di superamento del proprio stato di tossicodipendenza e di dipendenza patologica più generale. L’obiettivo non è dunque circoscritto all’interruzione o all’attenuazione del comportamento di uso delle sostanze stupefacenti, ma è esteso al raggiungimento di un maggior grado di autonomia, benessere e salute della persona.

 

I valori ed i modelli culturali che ispirano il lavoro all'interno della Comunità prendono le mosse da un’idea dell’essere umano inteso come un soggetto che sviluppa la sua individualità nell’interazione con le condizioni dell’ambiente in cui si colloca. Da queste premesse ‘ecologiche’ discende la considerazione dell’uomo come un’unità di mente-corpo-ambiente che non può essere scissa nelle sue singole parti, in quanto insieme compongono una storia molto complessa che attribuisce un senso all’esperienza e alle scelte della persona. Sebbene tutto questo non accada in maniera deterministica, come in una semplice catena lineare di cause ed effetti, è utile dotarsi di modelli interpretativi in grado di rintracciare le regole e le ridondanze che connotano ogni vicenda esistenziale e che, al tempo stesso, siano in grado di fornire una teoria di ‘come si cambia’. Questo approccio alla comprensione dell’uomo comporta un’idea della responsabilità individuale che, senza essere messa in discussione, può essere dimensionata solo se collocata in un contesto più allargato (sociale) di responsabilità, all’interno del quale la persona non è lasciata sola con le sue “colpe incomprensibili”. Le persone, inoltre, possono avviare cambiamenti della propria condizione favoriti da interazioni ricche di un potenziale evolutivo per tutte le parti coinvolte e, nello specifico, che la relazione d’aiuto in Comunità Terapeutica rappresenti un’occasione in grado di fecondare processi di rivisitazione delle rappresentazioni che la persona ha di sé, del mondo attorno a sé e delle relazioni che instaura con gli altri.

Ne consegue la convinzione che l’intervento debba cercare di coinvolgere tutti i sistemi con cui la persona accolta interagisce in maniera significativa e l'operato dell'equipe debba essere incluso tra le variabili soggette ad osservazione e valutazione. Quando una persona non raggiunge gli obiettivi prefissati, ad essere analizzate non devono essere le variabili relative al funzionamento di quella persona, ma ciò che non ha funzionato all’interno del sistema più esteso famiglia-utente-comunità.

Il metodo d’intervento della Comunità combina l’approccio psicologico e quello educativo, portandoli a sintesi all’interno di un modello integrato. I modelli psicologici di riferimento sono quello sistemico-relazionale e quello psicodinamico. La multidisciplinarità con cui viene trattata la problematica della tossicodipendenza, porta a considerarla come ad una malattia multifattoriale, con determinanti fisiche, psicologiche e sociali, che può conoscere molte recidive ma anche con delle significative possibilità di risoluzione che variano a seconda delle persone, dell’entità delle risorse di cui dispongono, della validità degli interventi effettuati, delle fasi evolutive, attraversate sia dal soggetto che dalla malattia stessa.