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Droga, ferma condanna per la “Million Marijuana March”

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Il Tribunale olandese dell’Aia ha respinto, nei giorni scorsi, il ricorso avanzato dai proprietari di 19 coffee shop contro l’introduzione della cosiddetta “carta cannabis”, una tessera voluta dal governo del premier Rutte per combattere la criminalità legata al traffico di droga e che, in futuro, permetterà ai soli residenti dei Paesi Bassi di acquistare marijuana nei coffee shop. Nel tentativo di difendere il loro business dal rischio dell’abolizione del “turismo della cannabis”, erano stati proprio i proprietari di quest’ultimi - 700 in tutto il Paese - a fare ricorso in appello contro la misura, definendola discriminatoria nei confronti dei turisti. I giudici hanno però approvato il “pass” e, a partire dal 1 maggio, è entrato in vigore il divieto di vendita in tre province olandesi, per poi arrivare gradualmente nella altre città, inclusa Amsterdam.

Una decisione inserita in un contesto, come quello olandese, in cui la coltivazione e la vendita di alcune droghe lì, ancora drammaticamente, definite come “leggere”, sono depenalizzate, anche se non legali. A ottobre scorso la cannabis “forte” era stata riclassificata come droga “pesante”, costringendo molti coffe shop a rimuoverla dai loro scaffali. A novembre, invece, la città di Maastricht ha proibito l’accesso ai coffee shop ai turisti di tutti i Paesi, tranne che dal Belgio e dalla Germania. La sentenza dei giudici è, dunque, un provvedimento in controtendenza rispetto al passato, che decreta il sostanziale fallimento delle politiche antiproibizioniste adottate dal Governo olandese negli ultimi anni.

Per queste ragioni, risulta ancor più anacronistica la manifestazione organizzata nei giorni scorsi a Roma, intitolata “Million Marijuana March”, per chiedere l’accesso immediato all’uso terapeutico della cannabis e il diritto a coltivarla liberamente. Un messaggio deprecabile e da censurare con fermezza, quello lanciato dagli organizzatori dell’iniziativa, che influisce negativamente sulla battaglia contro le tossicodipendenze e danneggia la salute delle giovani generazioni. Come ribadito più volte dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, dal Dipartimento Politiche Antidroga e dal Consiglio Nazionale delle Ricerche, la droga non è un bene primario e drogarsi non può essere considerato un diritto. Non c’è, poi, nessuna distinzione tra “leggera” e “pesante”: tutte le droghe fanno male e compromettono il benessere psicofisico dell’assuntore. A messaggi sbagliati e dannosi, è necessario contrapporre una solida alleanza tra Istituzioni, famiglie e giovani, per combattere il fenomeno della tossicodipendenza attraverso un investimento prioritario nell’educazione, nella prevenzione e nella promozione di stili di vita sani.